La storiografia italiana del Novecento annovera tra i suoi massimi esponenti Claudio Pavone, nato a Roma il 30 novembre del 1920 ma profondamente legato alle sue origini cilentane. Proveniente da una famiglia borghese originaria di Torchiara, lo storico si è spento il 29 novembre 2016, a un passo dal compimento dei 96 anni. Nonostante la sua vita professionale si sia svolta prevalentemente altrove, il rapporto con la terra d’origine è rimasto una costante, intrecciando vicende private e riconoscimenti pubblici.
Le radici cilentane e la cittadinanza onoraria
Sebbene la carriera di Claudio Pavone lo abbia portato lontano dal Sud, il suo legame con Torchiara non si è mai spezzato. La famiglia Pavone possedeva una vasta proprietà che, anni addietro, è stata donata al Comune, trasformandosi in uno spazio pubblico dedicato ad attività culturali e ricreative. Lo storico amava trascorrere nel borgo cilentano i suoi periodi di vacanza, cercando quella pace e quel silenzio tipico dei piccoli paesi in compagnia delle figlie.
Tale attaccamento fu suggellato ufficialmente nel 2011, quando l’amministrazione guidata da Raffaello Gargano deliberò all’unanimità il conferimento della cittadinanza onoraria. A causa di impegni e problemi di salute, il riconoscimento fu consegnato fisicamente solo nell’estate del 2015 dal sindaco Massimo Farro.
In quell’occasione e successivamente alla sua scomparsa, il primo cittadino ha voluto ricordare l’importanza della figura di Pavone:
«Insignire quell’illustre studioso, indiscusso protagonista della storiografia del ‘900, è stato per me un grande onore. Claudio Pavone ha rappresentato un orgoglio per tutta la cittadina, uno dei tanti figli di Torchiara che si sono distinti a livello nazionale ed internazionale. La notizia della sua scomparsa ha lasciato in tutti noi una grande tristezza ma porteremo sempre il ricordo di una bellissima persona».
Una guerra civile e la rilettura della Resistenza
Il nome di Claudio Pavone resta indelebile per il suo contributo allo studio della storia contemporanea, in particolare attraverso la sua opera più celebre, “Una Guerra Civile”, pubblicata nel 1991. In questo saggio, Pavone propose con coraggio una tesi articolata sulla guerra di Resistenza, definendola non solo come un movimento di Liberazione dall’invasione nazifascista, ma leggendola attraverso tre chiavi interpretative distinte:
- Patriottica: contro l’invasore tedesco e le SS;
- Civile: uno scontro tra italiani fascisti e italiani antifascisti;
- Di classe: tra i rivoluzionari e la borghesia.
L’uso della definizione di “Guerra Civile” fu a lungo respinto dalla Sinistra partigiana e generò accesi dibattiti negli ambienti intellettuali. Questa vena analitica e critica nacque in Pavone dall’osservazione diretta degli eventi del 25 aprile 1945 a Milano. Nel giorno della Liberazione, lo storico fu testimone di scene contrastanti: momenti di giubilo e amore per la fine del conflitto si alternavano, in totale anarchia, a episodi di vendetta, morte e dolore.
L’impegno politico e l’esperienza diretta
L’opera di Pavone traeva ispirazione anche dal volume sulla resistenza francese Les idées politiques et sociales de la Resistànce, ma si fondava soprattutto sulla sua esperienza diretta. Nell’autunno del 1943, egli prese parte attiva alla Resistenza, pagando la sua scelta con la detenzione nelle carceri di Roma e Castelfranco Emilia.
Questi anni difficili consolidarono il suo pensiero antifascista, una costante della sua esistenza che lo portò a condannare sempre le azioni del regime mussoliniano. Politicamente, tuttavia, la sua posizione non coincideva con il neonato PCI di Togliatti, avvicinandosi maggiormente alla sinistra socialista, che vedeva in Vittorio Foa una figura di riferimento. Oltre alla produzione saggistica, la sua vita fu segnata dall’impegno nell’Archivio Centrale dello Stato e dalla carriera universitaria.
L’eredità a Torchiara
Gli ultimi mesi di vita di Claudio Pavone si sono svolti proprio nel borgo cilentano, dove si concedeva passeggiate nel centro storico accompagnato dalle figlie. Oggi lo storico riposa nel cimitero di Torchiara, nella tomba di famiglia.
Per onorare la sua memoria e il suo contributo culturale, l’amministrazione comunale ha deciso, lo scorso anno, di intitolargli la biblioteca comunale, un’istituzione nata negli anni ’70 e iscritta all’anagrafe delle biblioteche italiane dal 1996, sancendo così un legame eterno tra lo studioso e la sua terra d’origine.

