L’11 gennaio 1898 si spegneva a Napoli Filippo Patella, una delle figure più carismatiche del Risorgimento meridionale. Nato ad Agropoli il 25 marzo 1817, Patella iniziò il suo percorso nel seminario locale. Dopo gli studi religiosi, divenne parroco della sua città natale, unendo alla missione spirituale quella dell’insegnamento. Tuttavia, la sua vocazione non rimase confinata tra le mura della chiesa: affascinato dal pensiero mazziniano, aderì con convinzione alla Giovine Italia.
Dalla corrispondenza con Mazzini all’esilio
La sua attività politica non passò inosservata. Come membro del Comitato Nazionale, mantenne contatti diretti con Giuseppe Mazzini, che lo scelse per organizzare il movimento rivoluzionario nel territorio cilentano. Questa dedizione alla causa liberale attirò la dura repressione delle autorità borboniche. Perseguitato dalla polizia del Regno delle Due Sicilie, Patella non rinunciò alla lotta: partecipò attivamente ai moti nel Cilento e alla difesa della Repubblica Romana, dove avvenne il primo incontro decisivo con Giuseppe Garibaldi.
Costretto all’esilio, visse tra la Francia e il Nord Italia lavorando come docente di lettere classiche, ma il richiamo della patria fu più forte della sicurezza ritrovata all’estero.
L’epopea dei Mille e il valore militare
Quando giunse la notizia della spedizione organizzata da Garibaldi verso il Sud, Patella non esitò. Il 5 maggio 1860 era sullo scoglio di Quarto, pronto a salpare con i “Mille”. Durante la campagna di Sicilia diede prova di grande coraggio, distinguendosi nella battaglia di Calatafimi al fianco di Nino Bixio e nelle successive prese di Palermo e Milazzo.
La sua ascesa militare proseguì fino a Napoli, dove prese parte alla decisiva battaglia del Volturno, ottenendo il grado di colonnello. Per il valore dimostrato sul campo e per i suoi atti di eroismo, fu insignito della medaglia al valore militare.
L’eredità civile e il legame con Agropoli
Conclusa l’esperienza dell’Esercito Meridionale, Patella scelse di tornare alla sua antica passione: l’istruzione. Stabilitosi a Napoli, divenne preside del prestigioso Liceo Umberto I, ruolo che ricoprì con la stessa integrità con cui aveva impugnato le armi.
Oggi il legame tra Filippo Patella e la sua terra d’origine resta indissolubile. Agropoli lo ricorda con una via centrale a lui dedicata e conserva con orgoglio, presso l’aula consiliare del Comune, i suoi cimeli più preziosi: il basco, il moschetto e la sciabola, simboli di una vita spesa per la libertà dell’Italia.

