Oggi, 14 gennaio, la comunità di Agropoli celebra il centenario della nascita di un suo valoroso concittadino: il Carabiniere Angelo Perillo. Nato nel 1924 da Michele Perillo e Amalia Botti, la sua storia è quella di un giovane uomo che ha dedicato e sacrificato la propria vita al servizio della nazione durante gli anni turbolenti della Seconda Guerra Mondiale.
La missione sulla motonave Noto
Nonostante le informazioni biografiche giunte fino a noi siano frammentarie, i registri storici e gli atti militari restituiscono il profilo di un soldato impegnato in prima linea. Angelo Perillo era infatti imbarcato sulla motonave “Noto”, un’unità fondamentale per le spedizioni militari dell’epoca.
Il porto di Biserta, in Tunisia, rappresentava in quegli anni uno snodo strategico cruciale. Da Napoli partivano costantemente convogli scortati da navi da guerra, carichi di rifornimenti destinati alle truppe italiane dislocate in Africa Orientale. Il compito della motonave Noto era proprio quello di garantire il flusso di vettovagliamento e munizioni necessario al fronte.
Il tragico epilogo a Biserta
Il destino di Angelo Perillo si compì tragicamente il 30 gennaio 1943. Alle ore 14:00 circa, mentre la motonave era ormeggiata alla banchina dell’arsenale “Penyville” a Biserta, un raid aereo britannico colpì l’imbarcazione. Il carico esplosivo a bordo innescò una serie di deflagrazioni a catena che investirono l’intera struttura. La nave resistette per alcune ore tra le fiamme, per poi essere definitivamente distrutta intorno alle 20:15 della sera stessa.
Nell’esplosione persero la vita cinque marinai. Il nome di Angelo Perillo non figurò tra i superstiti e le ricerche condotte negli anni successivi non portarono mai a un ritrovamento, portando alla conclusione che il giovane carabiniere fosse deceduto proprio durante quella tragica notte di guerra.
Il riconoscimento al valore
Per il suo sacrificio e per l’onore dimostrato nel servire la Patria, alla memoria di Angelo Perillo è stata conferita la Croce al merito di Guerra. Questo riconoscimento resta oggi il simbolo tangibile di un impegno vissuto fino all’estremo sacrificio, mantenendo vivo il ricordo di un figlio di Agropoli caduto per il proprio Paese.

