Un’onda d’urto giudiziaria ha colpito i vertici del Garante per la Protezione dei Dati Personali. La Procura di Roma ha iscritto nel registro degli indagati il presidente dell’Autorità, Pasquale Stanzione, insieme all’intero Collegio dei componenti. Le ipotesi di reato formulate dagli inquirenti sono di estrema gravità: corruzione e peculato. L’inchiesta, che ha subito una forte accelerazione nelle ultime ore, punta a fare luce sulla gestione amministrativa e decisionale dell’organismo negli ultimi due anni.
Le perquisizioni della Guardia di Finanza
Nella mattinata di giovedì, i militari della Guardia di Finanza hanno dato esecuzione a una serie di decreti di perquisizione presso gli uffici dell’Autorità e le abitazioni degli indagati. L’attività di polizia giudiziaria ha portato all’acquisizione di documenti, supporti informatici, computer e telefoni cellulari appartenenti ai membri del board.
L’obiettivo dell’operazione, coordinata dal procuratore aggiunto Giuseppe De Falco, è il reperimento di elementi materiali a supporto di un impianto accusatorio che ipotizza una gestione illecita delle risorse pubbliche e delle funzioni istituzionali.
Focus su spese eccessive e sanzioni opache
Al centro del fascicolo d’indagine ci sarebbero le cosiddette “spese pazze” attribuite ai vertici dell’ente, oltre a presunti episodi di corruzione che riguarderebbero l’erogazione di sanzioni considerate opache. Gli inquirenti stanno analizzando i provvedimenti sanzionatori emessi nell’ultimo biennio per verificare se vi siano state anomalie o favoritismi in cambio di utilità.
L’inchiesta rappresenta lo sbocco giudiziario di una tensione latente da mesi, alimentata anche dalle inchieste giornalistiche della trasmissione Report, condotta da Sigfrido Ranucci.
I componenti del collegio indagati e le testimonianze
Oltre al presidente Pasquale Stanzione, risultano indagati in concorso Ginevra Cerrina Feroni, Agostino Ghiglia e Guido Scorza. Di fronte alle contestazioni, Stanzione ha rilasciato una breve dichiarazione di tenuta: “Sono tranquillo”.
La magistratura sta inoltre vagliando le dichiarazioni di alcuni testimoni chiave. Tra questi figura l’ex segretario generale Angelo Fanizza, il quale ha rassegnato le dimissioni circa due mesi fa. Il suo allontanamento era avvenuto in seguito alla controversa vicenda relativa alla richiesta di monitoraggio delle e-mail dei dipendenti, finalizzata a individuare la “talpa” che avrebbe trasmesso documenti riservati alla redazione di Report.
Sviluppi istruttori e ricerca dei riscontri
L’acquisizione della documentazione contabile e delle comunicazioni digitali servirà agli investigatori per incrociare i dati con quanto riferito dai testimoni. L’attività istruttoria mira a definire con precisione i confini delle presunte condotte illecite e a verificare se l’Autorità sia stata utilizzata per fini personali o impropri, distogliendola dalla sua missione di controllo e tutela della riservatezza dei cittadini.

