La quinta sezione penale della Corte di Cassazione si è espressa su un ricorso relativo all’inchiesta sul tentato omicidio di Massimiliano Boccia, barista di un locale del salernitano aggredito nel settembre 2022. I giudici di legittimità hanno rigettato il ricorso presentato dalla difesa del presunto aggressore, confermando l’ordinanza del Tribunale del Riesame di Salerno che aveva disposto gli arresti domiciliari per l’indagato
La ricostruzione dell’agguato
I fatti risalgono alle prime ore del 18 settembre 2022, quando il barista, mentre rientrava a casa in auto, fu vittima di un vero e proprio agguato. Due uomini con il volto coperto, scesi da una Renault Kadjar a noleggio, tentarono di bloccarlo esplodendo diversi colpi di arma da fuoco contro la sua vettura durante un inseguimento. Le indagini si erano subito concentrate su una lite avvenuta due settimane prima nella discoteca Dolce Vita dove la vittima lavorava, che aveva visto protagonista Massimiliano Damiani, fratello di Fabio, ricorrente.
Il nodo delle utenze telefoniche
Il cuore del processo cautelare ha riguardato l’identificazione di Fabio Damiani come uno dei due componenti del gruppo. Inizialmente, la Cassazione aveva annullato con rinvio una precedente decisione, ritenendo insufficienti le prove basate sull’aggancio delle celle telefoniche. Tuttavia, nel nuovo giudizio di rinvio, la Procura ha depositato ulteriori informative tecniche che hanno dimostrato come l’utenza “ombra” utilizzata durante l’agguato si muovesse costantemente insieme al telefono personale di Fabio Damiani.
Il Tribunale del Riesame ha chiarito che le discrepanze temporali nell’aggancio delle celle, sollevate dalla difesa, erano dovute esclusivamente a ragioni tecniche legate ai diversi gestori telefonici e non a una reale distanza tra i due dispositivi.
Le motivazioni della suprema Corte
I magistrati della Suprema Corte hanno ritenuto infondate le eccezioni della difesa riguardanti l’utilizzabilità dei nuovi atti depositati dalla Procura poco prima dell’udienza. Secondo i giudici, il Pubblico Ministero ha la facoltà di produrre nuovi elementi a carico anche durante il procedimento di riesame, purché venga garantito il diritto di difesa, che nel caso di specie non aveva richiesto termini a difesa per esaminare la documentazione.
È stata inoltre confermata l’attualità del pericolo di recidiva, basata sulla gravità delle modalità del fatto — definito un’azione premeditata condotta con armi illegalmente detenute — e sulla personalità dell’indagato. Resta invece esclusa, come già stabilito nei gradi precedenti, l’aggravante del metodo mafioso.
Le richieste dei giudici
Intanto i giudici hanno chiesto 15 anni di reclusione per Massimiliano Damiani. Il processo si svolgerà con il rito abbreviato. Stando alle accuse, nella notte tra il 3 e il 4 settembre 2022, Damiani avrebbe preteso uno sconto sulle consumazioni e, al rifiuto del barista, avrebbe avuto atteggiamenti intimidatori e rivolto minacce.
Circa due settimane dopo, all’alba del 18 settembre 2022, lui e il fratello Fabio avrebbero teso un agguato sulla litoranea tra Pontecagnano e Salerno: con pistola e volto coperto, avrebbero bloccato l’auto del cassiere, tentando di aprire le portiere e rompere i finestrini. La vittima è riuscita a fuggire e sarebbe partita una corsa con colpi d’arma da fuoco esplosi contro l’auto, che hanno danneggiato lunotto e sedili senza ferire il conducente.

