In un momento storico segnato dai conflitti che affliggono il Medio Oriente, la comunità di Agropoli ha scelto di rispondere con un piccolo gesto concreto di vicinanza. Durante la celebrazione della Notte di Natale presso la Chiesa Madre dei Santi Pietro e Paolo, la generosità dei fedeli si è trasformata in un aiuto diretto per chi vive l’emergenza quotidiana della guerra.
Il sostegno all’Ospedale Pediatrico di Betlemme
L’annuncio è arrivato direttamente dal parroco, don Pasquale Gargione, il quale ha reso noto che l’intera questua raccolta durante la messa della vigilia è stata devoluta al Caritas Baby Hospital di Betlemme. Si tratta dell’unico ospedale pediatrico specializzato della Cisgiordania, una struttura che da decenni rappresenta un presidio fondamentale per la salute dei più piccoli in un territorio dove l’accesso alle cure è spesso compromesso dalle tensioni geopolitiche.
Solidarietà oltre i confini
La scelta di destinare i fondi a questa specifica realtà non è casuale. In un periodo in cui la Terra Santa attraversa una crisi umanitaria senza precedenti, l’Ospedale Pediatrico di Betlemme continua a operare come un’oasi di pace e assistenza, accogliendo bambini di ogni fede e provenienza.
“Un piccolo gesto di solidarietà per un presidio di sicurezza e sanità in una zona colpita dalla guerra”, ha sottolineato don Pasquale, evidenziando come la partecipazione della comunità locale possa avere un impatto tangibile anche a migliaia di chilometri di distanza.
L’importanza dei presidi sanitari in zone di conflitto
Nelle aree di crisi, le strutture ospedaliere non forniscono solo cure mediche, ma diventano simboli di resilienza e umanità. Il contributo della parrocchia dei Santi Pietro e Paolo si unisce a una rete internazionale di aiuti che permette a realtà come il Caritas Baby Hospital di mantenere attivi i servizi di terapia intensiva, ambulatorio e supporto alle famiglie, garantendo il diritto alla salute anche sotto il peso del conflitto.
Questo atto di carità chiude idealmente le festività natalizie della comunità cilentana, trasformando la liturgia in un’azione sociale dal forte valore simbolico e pratico.

