Il clima politico a Vibonati si surriscalda e approda nelle sedi giudiziarie. Il sindaco Manuel Borrelli, attraverso un duro sfogo pubblico, ha annunciato l’intenzione di recarsi presso la locale caserma dei Carabinieri per sporgere denuncia contro ignoti. Al centro della vicenda ci sono alcuni commenti apparsi sui social network che accosterebbero l’operato dell’amministrazione comunale a logiche mafiose.
Si tratta di un punto di rottura per Borrelli, che ha dichiarato di aver ignorato per anni critiche e provocazioni virtuali, ma di non poter più tollerare accuse che colpiscono la sua integrità morale e la dignità delle istituzioni che rappresenta.
La difesa della trasparenza
Il sindaco ha rivendicato con forza il proprio percorso umano e politico, definendosi “lontano anni luce” da organizzazioni criminali come mafia, camorra e ‘ndrangheta. Nel suo intervento, Borrelli ha sottolineato come la sua attività sia sempre stata orientata alla lotta contro l’ingiustizia sociale e al supporto delle fasce più deboli della popolazione, rigettando categoricamente qualsiasi insinuazione relativa al voto di scambio o a favoritismi illeciti.
“Non ho mai comprato alcun voto”, ha ribadito il primo cittadino, sottolineando come ogni consenso ottenuto sia frutto del lavoro svolto sul campo e del merito. Il richiamo alla trasparenza serve a blindare l’immagine di un’amministrazione che, a suo dire, viene infangata senza prove concrete.
Tutela dei giovani e dei progetti regionali
Oltre alla difesa personale, Borrelli ha voluto proteggere l’immagine dei collaboratori e dei tanti ragazzi coinvolti nelle iniziative comunali, con particolare riferimento a un progetto finanziato dalla Regione Campania. Il sindaco ha denunciato come i post sui social abbiano mortificato l’entusiasmo di chi ha aderito a queste attività senza alcun tipo di “mercimonio”, ma solo per spirito di partecipazione.
La decisione di procedere per vie legali nasce dunque dall’esigenza di fare chiarezza e di identificare i responsabili di tali affermazioni. “Ho il diritto di sapere quando e come avrei costretto qualcuno a votarmi”, ha concluso Borrelli, segnando la fine di una tolleranza che, secondo il sindaco, è stata scambiata per debolezza.

