Social e giovani al centro dell’ incontro che si è svolto ieri mattina, presso il Cineteatro “La Provvidenza” di Vallo della Lucania e che ha coinvolto gli studenti delle scuole secondarie di secondo grado del territorio. Ad intervenire è stato il Prof. Marco Brusati dell’Università degli Sudi di Firenze che ha dialogato con i ragazzi parlando in particolare del mondo dei social e dei possibili rischi della rete per i più giovani.
Il convegno
Il convegno, dal titolo “Essere in rete o stare nella rete?” è stato promosso dall’Ufficio diocesano per la Pastorale Scolastica guidato da Don Aniello Carinci e dal servizio di Animazione Culturale coordinato da Don Bruno Lancuba, con la collaborazione della Scuola di Teologia e ha visto la partecipazione del Vescovo della Diocesi di Vallo della Lucania, Mons. Vincenzo Calvosa.
Le dichiarazioni
“Nelle reti vince il contrasto, siamo in un ambiente di conflitto senza saperlo, la cosa più importante sui social è l’ attenzione. – ha detto il Prof. Brusati – I rischi per i giovani sono oramai noti in letteratura, entrare in un bosco senza sapere che cosa si trova è sempre un po’ più pericoloso, mettiamo che il bosco sia il mondo dei social, conoscerlo da fuori vuole dire entrare con una consapevolezza maggiore”. Come prevenire questi rischi ? Con la formazione – ha sottolineato il docente.
Le parole del Vescovo
“Questo è un ulteriore incontro che abbiamo programmato e unito al discorso dei social, e unito anche all’abuso dei minori che è un tema a noi molto caro. – ha spiegato Mons. Calvosa – Quest’incontro ha cercato di aprire gli occhi anche ai ragazzi sui possibili rischi che possono esserci quando si è in rete, soprattutto ad aprire gli occhi a rendersi conto che a volte ci sono degli abusi, inconsapevoli che chi programma e dirige questi social, può far sì che i ragazzi ne subiscano poi le conseguenze”.
“Penso che sia stato un momento importante, un momento mi auguro di consapevolezza per i ragazzi, perché possano aprire gli occhi, possano aprire la mente e la responsabilità, la loro libertà, possano poter far scelte consapevoli e non scelte che sono fatte da altri e quindi subirle e condizionarli nella vita portando poi a non essere liberi, ad avere quest’ansia, ad avere questa dipendenza che non li rende pienamente gioiosi della realtà, della personalità che sono e che devono manifestare e sviluppare perché a questo il l Signore ci ha chiamato, siamo originali e ognuno deve restarlo il più possibile e non diventare delle fotocopie, anzi tante fotocopie come diceva Carlo Acutis”, ha aggiunto Calvosa.

