Trasparenza e pianificazione nel porto di Agropoli: il nodo della concessione del molo di sottoflutto

Scritto il 04/02/2026
da Ernesto Rocco

Analisi della concessione ventennale del molo di sottoflutto ad Agropoli: il rischio per la pesca locale e il contrasto con la pianificazione portuale regionale

La gestione del porto di Agropoli finisce al centro di un’analisi tecnica e documentale riguardante la procedura di concessione demaniale marittima del molo di sottoflutto, quello tradizionalmente occupato in parte dai pescaot. Al centro della questione vi è il bilanciamento tra lo sviluppo turistico-ricreativo e la salvaguardia della pesca professionale, un settore storico per l’economia locale.

La documentazione ufficiale attesta che il Comune di Agropoli ha presentato un’istanza formale lo scorso 27 gennaio 2026, dando il via a un iter di evidenza pubblica che prevede una gestione ventennale dell’area.

Dettagli tecnici della procedura amministrativa

L’istanza di concessione interessa una superficie complessiva di 1.523 mq. L’area oggetto della richiesta copre l’intera banchina del sottoflutto, con una destinazione d’uso orientata a scopi turistico-ricreativi e alla creazione di un punto di ormeggio.

Il progetto prevede inoltre la possibilità di installare diverse strutture funzionali, tra cui pergolati, tensostrutture, servizi igienici e arredi vari. Tuttavia, dall’esame degli atti ufficiali emerge un dato critico: non risulta alcuna specifica previsione o riserva di spazi dedicata esplicitamente alla marineria professionale.

Il contrasto con la pianificazione portuale vigente

L’attuale dibattito non si limita a una questione di opportunità politica, ma tocca la coerenza normativa rispetto agli strumenti di pianificazione sovraordinati. Il piano portuale vigente, pubblicato sul Bollettino Ufficiale della Regione Campania, assegna infatti destinazioni d’uso vincolanti per il molo di sottoflutto, distinguendo le aree in base alle dimensioni delle imbarcazioni: pesca professionale superiore ai 10 metri: tratti destinati ai pescherecci di maggiori dimensioni; piccola pesca (inferiore ai 10 metri): aree dedicate alla marineria tradizionale locale e allo sbarco del pescato.

Secondo quanto evidenziato dal consigliere comunale Massimo La Porta, è fondamentale che la nuova concessione non entri in contrasto con tali disposizioni regionali, che rappresentano il quadro normativo di riferimento per l’organizzazione dello scalo.

La necessità di tutele formali per i pescatori

L’obiettivo dichiarato dalle forze che monitorano l’operazione non è quello di frenare il potenziamento dei servizi portuali, bensì di garantire la convivenza tra la vocazione turistica e le attività produttive tradizionali. “Il nostro obiettivo non è ostacolare lo sviluppo turistico o la valorizzazione del porto, ma assicurare che tali processi convivano con la tutela delle attività produttive tradizionali”, viene sottolineato nell’analisi dei documenti.

La mancanza di garanzie scritte per i pescatori negli atti attuali ha spinto le rappresentanze istituzionali a chiedere maggiore chiarezza. “Continueremo a seguire la questione con spirito costruttivo e responsabilità istituzionale, nell’interesse esclusivo della comunità e dei lavoratori del mare”, si legge tra le dichiarazioni di intenti.

Prossimi passi in consiglio comunale

La vicenda approderà presto nell’aula del Consiglio comunale, dove è prevista la presentazione di una mozione specifica. L’atto mirerà a ottenere tutele formali per gli spazi destinati alla pesca, assicurando che la crescita del porto non avvenga a discapito della storia e dell’identità della marineria di Agropoli. La discussione si baserà sul lavoro di approfondimento documentale già avviato, con l’intento di allineare ogni futura concessione al pieno rispetto delle regole regionali.