“Umanizzare le cure significa curare la persona, non solo la malattia”. È questo il principio che guida l’attività del dottor Tommaso Pellegrino, chirurgo senologo di Sassano, e dell’équipe della Breast Unit dell’Azienda Ospedaliera Universitaria “Federico II” di Napoli.
L’approccio alla terapia
Un approccio che mette al centro la persona prima ancora della patologia e che si traduce in scelte cliniche e organizzative precise. Nella Breast Unit partenopea, infatti, grazie al lavoro altamente qualificato degli anestesisti, oltre il 90% delle pazienti affette da tumore della mammella viene sottoposto ad anestesia loco-regionale.
Una percentuale significativa che racconta una visione moderna della chirurgia senologica.
Ecco cos’è l’anestesia loco-regionale
L’anestesia loco-regionale consente alle pazienti di restare sveglie durante l’intervento, evitando in molti casi gli effetti collaterali dell’anestesia generale e favorendo un recupero più rapido. Ma non si tratta solo di un dato tecnico: è una scelta che comporta anche una grande responsabilità. “Questo significa che, durante l’intervento chirurgico, le pazienti sono sveglie – sottolinea il dottore Pellegrino – per questo abbiamo il dovere di creare tutte le condizioni possibili per garantirle la massima serenità”.
Ed è proprio qui che entra in gioco il concetto di umanizzazione delle cure. Restare sveglie in sala operatoria può generare comprensibili timori, per questo diventa fondamentale costruire un ambiente accogliente, rassicurante, dove competenza e sensibilità camminano insieme. Dalla comunicazione con la paziente alla presenza costante del personale sanitario, ogni dettaglio è pensato per ridurre l’ansia e trasformare un momento delicato in un percorso condiviso.
La Breast Unit si conferma centro d’eccellenza
La Breast Unit della “Federico II” si conferma così non solo centro di eccellenza dal punto di vista clinico, ma anche modello di sanità attenta alla dimensione psicologica ed emotiva della malattia. Affrontare un tumore al seno non significa solo sottoporsi a un intervento chirurgico, ma attraversare un’esperienza che coinvolge corpo, mente e identità.
Curare la persona, dunque, vuol dire ascoltare, accompagnare, spiegare. Vuol dire fare in modo che la tecnologia e le competenze specialistiche siano al servizio di un percorso di cura che non perda mai di vista la dignità, la fragilità e la forza di ogni donna. Esperienze come quella della Breast Unit della “Federico II” ricordano che l’innovazione più grande, talvolta, è quella che rimette al centro l’umanità

