Il futuro del comparto agricolo e zootecnico della Piana del Sele approda a un punto di svolta cruciale. Nel corso di un recente e partecipato incontro tenutosi a Capaccio Paestum, è emersa la necessità impellente di istituire un Osservatorio permanente, supportato da un tavolo inter-istituzionale.
L’iniziativa, promossa dall’Associazione Italiana Coltivatori (AIC) di Salerno e dall’Associazione Sviluppo Agricoltura e Progresso, mira a costruire un fronte comune tra istituzioni, associazioni di categoria e imprese per rispondere alle sfide climatiche e alle criticità strutturali del settore.
Un’alleanza strategica per l’ambiente e il territorio
L’obiettivo primario dell’Osservatorio è l’attuazione di azioni concrete per mitigare l’impatto dei cambiamenti climatici e gestire gli effetti ambientali derivanti dall’agricoltura intensiva. Il confronto, che ha visto il coinvolgimento attivo di aziende agricole, tecnici ed esperti, si è configurato come un vero e proprio grido d’allarme per la salvaguardia della Piana del Sele.
Al centro del dibattito, la necessità di tutelare il reddito delle imprese, garantire la salute dei lavoratori e preservare l’equilibrio ecosistemico in un’area dove la pressione della zootecnia e della serricoltura richiede nuovi modelli di gestione.
Il superamento del divario tra aree di pianura e zone interne
Uno dei nodi centrali emersi durante i lavori riguarda la disparità tra i diversi modelli produttivi. Daniele Petrone, presidente dell’Associazione Sviluppo Agricoltura e Progresso, ha sottolineato l’urgenza di una visione unitaria: “È il momento di fare pace con la nostra Terra coniugando imprenditorialità con tutela dell’ambiente e tutela della salute perché mai come ora, abbiamo la necessità di fornire risposte concrete alle problematiche del comparto che si vede costretto ad essere asservito ad un modello industriale che non innesca processi virtuosi di aggregazione nelle aree interne”.
Petrone ha inoltre evidenziato il rischio di una frattura socio-economica: “Tale situazione porta a gravi disparità tra agricoltura ‘forte’ tipica della Pianura dove viene esercitata in maniera intensiva e quella ‘debole’ cioè rurale legate alle zone montane. Senza un modello di sviluppo agricolo unico, il rischio è che le Aree Interne restino sempre più emarginate”.
Il ruolo dell’AIC e la dignità del lavoro agricolo
L’Associazione Italiana Coltivatori ha risposto con fermezza a questo appello, formalizzando la proposta del tavolo inter-istituzionale. Donato Scaglione, presidente provinciale AIC Salerno e vicepresidente nazionale, ha espresso grande soddisfazione per la convergenza d’intenti raggiunta, definendo l’iniziativa come “una perfetta coincidenza di interessi tra imprese, associazioni di agricoltori, cittadini e Istituzioni che, sulla scia del lavoro portato avanti da AIC nazionale anche a livello locale persegue come obiettivo quello di restituire dignità al lavoro agricolo, tutela della biodiversità e tutela del corretto rapporto tra produttore e consumatore”.
Secondo Scaglione, questo strumento non dovrà limitarsi alla teoria: “Il tavolo del comitato non deve restare solo un momento di riflessione per gli addetti ai lavori ma deve essere un momento di lavoro costruttivo con gli attori della Pubblica Amministrazione e le parti sociali per la risoluzione delle problematiche e delle sfide a cui il comparto è chiamato a rispondere”.

