Il progetto per la realizzazione di un impianto di biometano in località Via Gaiarda a Capaccio Paestum ha sollevato perplessità tra cittadini, imprenditori agricoli e operatori turistici, i quali chiedono ora all’Amministrazione comunale e ai responsabili apicali una presa di posizione netta a difesa del patrimonio ambientale e della salute pubblica.
Un contesto agricolo e turistico sotto minaccia
La località Gaiarda non è una semplice area rurale, ma un distretto dove negli ultimi anni sono fioriti investimenti significativi legati al turismo di qualità e alla residenzialità. La presenza di strutture ricettive di rilievo, insieme a numerosi B&B frequentati da una clientela internazionale, testimonia la vocazione di un’area che trae il suo valore proprio dall’integrità del paesaggio.
Secondo i rappresentanti del territorio, la narrazione che descrive l’area come un contesto di poche case sparse è fuorviante. Al contrario, si tratta di un tessuto vivo fatto di aziende casearie e ville residenziali che subirebbero un grave danno patrimoniale e biologico. La vicinanza a siti di importanza globale — circa 2,3 chilometri dall’area archeologica di Paestum e appena un chilometro dal Parco Nazionale del Cilento, Vallo di Diano e Alburni — inserisce il progetto in un alveo di criticità paesaggistiche non trascurabili, trattandosi di zone riconosciute come Patrimonio Mondiale UNESCO e Riserva della Biosfera.
Le criticità tecniche e il rischio ambientale
Il dossier presentato da CittadinanzAttiva evidenzia serie lacune tecniche che potrebbero compromettere l’ecosistema locale. In particolare, si lamenta l’assenza di calcoli precisi per il dimensionamento degli impianti e la mancanza di schemi dettagliati per il trattamento delle acque meteoriche. Il rischio paventato è lo smaltimento di acque percolaticce nei canali consortili, con conseguente inquinamento dei recettori sensibili.
Un altro punto di forte frizione riguarda l’impatto odorigeno. L’impianto prevede infatti l’utilizzo della pollina, una delle biomasse a più alto impatto per le emissioni odorigene. Inoltre, le preoccupazioni di CittadinanzAttiva si estendono ai potenziali rischi sanitari derivanti dalla produzione di bioaerosol, i cui dati nel progetto risulterebbero puramente bibliografici e non tarati sulla realtà specifica del sito.
Violazioni urbanistiche e distanze di sicurezza
Oltre agli aspetti ambientali, il progetto sembrerebbe collidere con il Regolamento Urbanistico Edilizio Comunale (RUEC) del 2018. Le norme vigenti impongono per impianti di questa categoria distanze minime di 30 metri dai confini e 100 metri dalle abitazioni sparse; parametri che, stando alle analisi dei cittadini, non verrebbero rispettati da alcuni fermentatori. Viene inoltre contestata la classificazione di alcuni edifici come “volumi tecnici”, una definizione che apparirebbe impropria per strutture che dovrebbero possedere autonomia funzionale.
La voce del territorio: richiesta di trasparenza e partecipazione
La mobilitazione dell’associazione non si pone come un rifiuto ideologico alle energie rinnovabili, ma come una richiesta di rigore normativo e rispetto per l’identità locale. Le dichiarazioni dei residenti sono chiare: “Non siamo contro lo sviluppo o le energie rinnovabili, ma un impianto di queste dimensioni deve essere valutato con grande attenzione, nel rispetto delle norme e delle caratteristiche del territorio”.
Il timore principale riguarda lo stravolgimento di una scelta di vita e di investimento basata sulla salubrità ambientale: “Molte persone hanno scelto di vivere o investire qui proprio per la qualità ambientale e paesaggistica del luogo. È legittimo chiedersi quali possano essere le conseguenze di un intervento industriale di questa portata”. La richiesta finale rivolta alle istituzioni è quella di garantire un confronto pubblico e verifiche tecniche approfondite, poiché, come ribadito dai comitati, “Il futuro di un territorio non può essere deciso senza informazione, trasparenza e partecipazione”.

