La Corte di Cassazione ha definitivamente confermato la responsabilità dei sanitari e dell’azienda ospedaliera di Salerno per la morte del piccolo Alessandro. La morte del giovane Alessandro Farina fu causata dalla tardiva diagnosi del diabete di tipo 1 e dall’errore grave nelle cure successive. La Cassazione pone fine alla travagliata vicenda giudiziaria.
L’errore fatale al pronto soccorso di Salerno
Il giovane era stato condotto al pronto soccorso dell’ospedale“Ruggi d’Aragona” di Salerno il 23 dicembre del 2017 con sintomi chiaramente evocativi di una crisi metabolica, erroneamente inquadrata come una reazione allergica, con conseguenti dimissioni del malcapitato. Un errore inescusabile, che ha portato al secondo ricovero d’urgenza il giorno di Natale a seguito di una crisi iperglicemica. Una condizione grave ma ancora reversibile se si fossero adottate correttamente in reparto le linee guida di riferimento sul trattamento del diabete e sulle procedure di reidratazione, invece gravemente e colposamente disattese.
L’eredità legislativa: la Legge 130 del 2023
Il caso di grave malasanità del piccolo Alessandro ha ispirato la legge 130 del 2023, a firma dell’onorevole Mulè, che ha reso obbligatorio nel triage di pronto soccorso per bambini da 0 fino a 17 anni l’esecuzione di uno screening su sangue per individuare la predisposizione alla celiachia e al diabete di tipo 1.
Le parole della famiglia e dei legali
L’avvocato Federico Conte, che ha assistito la famiglia, ha così commentato la decisione dei giudici di legittimità:
“È stata una battaglia lunga e difficile, tre gradi di giudizio, senza esclusione di colpi, ma alla fine giustizia è stata fatta. Penso al piccolo Alessandro, oggi avrebbe 22 anni, e ancora mi commuovo. Riposi in pace.”
La madre del giovane, Tiziana Morra, ha aggiunto:
“È una pagina di giustizia che non cancella il dolore, che resta immenso e quotidiano. Nulla potrà restituirci nostro figlio, ma oggi sentiamo che il suo sacrificio non è stato dimenticato. Abbiamo affrontato anni durissimi, sostenuti solo dalla ricerca della verità, e questa decisione rappresenta per noi un riconoscimento importante.”
Nel giudizio era costituito parte civile anche Francesco Morra, zio del piccolo e sindaco del Comune di Pellezzano, che ha seguito in prima persona il processo per conto della famiglia.

