Ci sono ingredienti che segnano le stagioni. Le fave sono uno di questi. Nel Cilento arrivano con la primavera, fresche, tenere, con quel gusto pieno che sta a metà tra il dolce e il rustico.
Sono un legume antico, semplice, ricco. E proprio per questo perfetto per la cucina di tutti i giorni, quella che non ha bisogno di complicazioni. Oggi nel programma “Sapori in tavola”, a cura di Bruno Sodano, una pasta con le fave, di quelle che profumano di casa e di tempo giusto.
Ingredienti (per 4 persone)
- 320 g di spaghetti spezzati
- 1 kg di fave fresche da pulire
- 1 cipollotto fresco
- 100 g di pancetta tesa
- olio extravergine di oliva quanto basta
- sale e pepe quanto basta
- cacio ricotta di capra (stagionatura media)
Procedimento
Parti dal fondo, che è quello che dà tutto il sapore. In una padella ampia versa un giro di olio extravergine di oliva e aggiungi il cipollotto fresco tritato. Lascialo andare dolcemente, senza bruciarlo. A questo punto unisci la pancetta tesa e falla rosolare qualche minuto, fino a quando rilascia il suo grasso e diventa leggermente croccante.
Ora è il momento delle fave. Aggiungile in padella e falle insaporire bene a fuoco basso per 6-7 minuti. Devono prendere sapore, non cuocere troppo. Versa un po’ d’acqua e lascia andare la cottura. Le fave fresche hanno bisogno di poco: devono restare vive, non sfatte. Nel frattempo cala la pasta. Quando arriva a metà cottura, scolala direttamente nella padella con le fave. Da qui finisci tutto insieme. La consistenza è fondamentale: deve essere leggermente brodosa, così la pasta rilascia amido e si lega al condimento.
Poi decidi tu come chiuderla:
- se la vuoi più cremosa, aggiungi un filo d’acqua e manteca
- se la preferisci più asciutta, lascia tirare un po’ di più
Regola di sale e pepe. Chiudi con una bella spolverata di cacio ricotta di capra, che dà carattere e completa il piatto.
Il risultato? Una pasta semplice, stagionale, piena. Di quelle che funzionano sempre. E come spesso succede nel Cilento, bastano pochi ingredienti fatti bene per portare in tavola qualcosa che non ha bisogno di essere spiegato.

