La riforma della disciplina sugli autovelox sta per entrare nella sua fase operativa. Con la pubblicazione del nuovo decreto attesa per i primi giorni di maggio 2026, si delinea un quadro normativo che mira a superare le incertezze interpretative che hanno caratterizzato gli ultimi anni. Il Ministero delle Infrastrutture e dei Trasporti ha già avviato l’iter necessario, notificando lo schema di decreto a Bruxelles e istituendo un censimento nazionale per garantire la trasparenza dei dispositivi installati.
Nuove procedure per omologazione e taratura
Il cuore del cambiamento risiede nella distinzione netta tra l’approvazione e l’omologazione dei dispositivi. Il nuovo percorso normativo sposta l’attenzione sul prototipo, che dovrà ottenere un decreto di omologazione specifico dal MIT dopo che ne sia stata accertata l’idoneità tecnica. Non sarà più sufficiente una semplice approvazione amministrativa per rendere legittimo l’accertamento della velocità.
Un elemento centrale riguarda la manutenzione costante degli apparecchi. Lo schema di decreto stabilisce l’obbligo di documentare l’intero ciclo di vita del dispositivo attraverso tarature periodiche e verifiche di funzionalità. In caso di esito negativo delle verifiche, l’autovelox dovrà restare spento fino al ripristino dei requisiti tecnici, evitando che strumenti non affidabili possano produrre sanzioni.
Trasparenza e censimento nazionale
Per porre fine alle zone grigie, dal 28 novembre 2025 è attivo un portale pubblico che elenca tutti i dispositivi autorizzati sul territorio nazionale. Gli enti proprietari delle strade hanno l’obbligo di comunicare dati dettagliati, tra cui marca, modello, matricola e coordinate esatte del posizionamento. Questo sistema permette agli automobilisti di verificare in tempo reale la legittimità degli strumenti di rilevazione.
Il controllo sulla produzione diventerà più rigoroso con l’introduzione della certificazione ISO 9001 obbligatoria per i produttori che richiedono nuove omologazioni. Organismi accreditati svolgeranno ispezioni periodiche non solo presso le fabbriche, ma anche sulla rete commerciale e sui dispositivi già installati lungo le arterie stradali.
Il ruolo della giurisprudenza e la sicurezza stradale
La necessità di questo riordino normativo è scaturita anche da importanti pronunciamenti giudiziari. In particolare, una sentenza della Corte di Cassazione, redatta dal magistrato originario di Vallo della Lucania, ma residente ad Agropoli, Aldo Carrato (già presidente di sezione), ha chiarito i requisiti di legittimità degli autovelox, sottolineando che “l’omologazione ministeriale autorizza la riproduzione in serie di un apparecchio testato in laboratorio”. Tale distinzione è fondamentale poiché l’approvazione non richiede la comparazione del prototipo con le caratteristiche fondamentali previste dal regolamento. La pronuncia degli Ermellini è stata dunque fondamentale poiché ha fatto finalmente chiarezza ed il legislatore ha finalmente adottato le conseguenti disposizioni.
L’obiettivo dichiarato del Ministero, ora, non è l’eliminazione dei controlli, ma la garanzia che questi siano finalizzati esclusivamente alla sicurezza stradale. Le sanzioni continueranno a essere comminate, ma dovranno basarsi su strumenti tracciabili e conformi. Per i dispositivi già esistenti è previsto un regime transitorio che permetterà l’adeguamento alle nuove norme, garantendo la continuità dell’azione di monitoraggio della velocità nel rispetto della legalità.
Una buona notizia a garanzia degli automobilisti, con il contributo di un magistrato di Agropoli, città che negli anni scorsi pure si trovò a fare i conti con un dispositivo per il controllo della velocità al centro di tante polemiche e contestazioni

