Nella mattinata odierna, i militari della Sezione di Polizia Giudiziaria della Procura di Lagonegro — Aliquote Guardia di Finanza e Carabinieri — unitamente alla Stazione Carabinieri di Vibonati, hanno dato esecuzione a un’ordinanza applicativa della misura cautelare degli arresti domiciliari con divieto di comunicazione a carico di Giovanni Fortunato, sindaco pro tempore del Comune di Santa Marina. Il provvedimento è stato emesso in ordine al reato di concussione, ai sensi dell’articolo 317 del codice penale.
Il complesso iter giudiziario
Il provvedimento trae origine dalle indagini svolte dalla Tenenza della Guardia di Finanza di Sapri su delega della Procura. L’iter processuale che ha portato alla misura odierna è stato lungo e articolato: dopo un iniziale rigetto dell’istanza cautelare da parte del GIP, il Tribunale del Riesame di Potenza aveva accolto l’appello del Pubblico Ministero nell’aprile 2025. Successivamente, la Corte di Cassazione aveva annullato con rinvio tale decisione. Tuttavia, in sede di rinvio, il Tribunale per la Libertà di Potenza ha confermato gli arresti domiciliari il 7 gennaio 2026. L’ultimo ricorso della difesa è stato rigettato dalla Suprema Corte il 29 aprile 2026, rendendo il provvedimento definitivo.
La ricostruzione delle ipotesi d’accusa
Secondo la ricostruzione operata dagli uffici inquirenti e avallata dall’Autorità giudiziaria, il sindaco avrebbe abusato della propria carica e della propria influenza sull’ufficio tecnico comunale, del quale era considerato il “dominus” di fatto. L’accusa ipotizza che Fortunato abbia costretto un titolare di un’attività commerciale locale a consegnargli la somma di 10.000 euro in due distinte tranche. Tale dazione sarebbe avvenuta nell’ambito di una compravendita immobiliare in cui l’indagato si sarebbe abusivamente intromesso. La vittima avrebbe ceduto alla richiesta per il timore di subire conseguenze pregiudizievoli sulla propria attività economica, dipendente dalle volontà amministrative del primo cittadino.
Il sistema di gestione della cosa pubblica
Le attività investigative, sviluppatesi in un contesto di ampio respiro, hanno delineato un sistema di gestione della cosa pubblica orientato al perseguimento di interessi privati. Secondo gli inquirenti, il sindaco si ingeriva sistematicamente nell’operato dell’ufficio tecnico, condizionando il rilascio di titoli abilitativi e autorizzazioni amministrative al proprio indebito tornaconto, avvalendosi di un clima di soggezione instaurato nella comunità locale. Si precisa che il provvedimento cautelare è stato emesso sulla base degli elementi probatori acquisiti nella fase delle indagini preliminari e che le accuse saranno sottoposte al vaglio del giudice nelle fasi ulteriori del procedimento.

