Il Comune di Roccadaspide è stato ufficialmente incluso nell’elenco dei comuni montani, come confermato dalla Delibera del Consiglio dei Ministri del 18 febbraio 2026. La decisione arriva in applicazione della Legge sulla Montagna (L. 131 del 12 settembre 2025), che definisce nuovi criteri tecnici basati su parametri altimetrici e pendenza per l’accesso ai finanziamenti dedicati. Per il territorio, si tratta di un passaggio fondamentale per garantire la continuità economica e il supporto alle attività produttive locali.
I vantaggi per l’economia del territorio
Il vicesindaco di Roccadaspide e Presidente della SNAI Cilento, Girolamo Auricchio, ha espresso soddisfazione per il traguardo raggiunto: “Rappresenta una vittoria per noi. Escludere Roccadaspide dalla classificazione di ente montano sarebbe stato gravissimo per l’economia di un intero comprensorio, penalizzando agricoltura, allevamento e castanicoltura”. Essere classificati come comune montano permette infatti di beneficiare di incentivi fiscali, agevolazioni per le imprese e sgravi contributivi volti a contrastare lo spopolamento, oltre all’accesso ai fondi per la promozione delle zone interne e incentivi per la natalità.
Criticità sulla Legge Calderoli e il caso Controne
Nonostante il risultato positivo per Roccadaspide, Auricchio non risparmia critiche alla struttura del Decreto Calderoli. Il vicesindaco sottolinea come i nuovi parametri rischino di favorire comuni del Nord già infrastrutturati, a discapito di realtà rurali del Sud. “Restano perplessità sull’esclusione di comuni come Controne, che vivono una fortissima dimensione rurale e su cui gravano i problemi strutturali delle aree interne”, ha dichiarato Auricchio, evidenziando una presunta mancanza di attenzione da parte dei vertici politici e dell’UNCEM.
Il rischio di declino e lo spopolamento del Sud
Nel suo lungo dossier, Auricchio ha puntato il dito contro il Piano Strategico Nazionale delle Aree Interne, criticando la visione che accompagna molti piccoli comuni verso un declino considerato erroneamente irreversibile. Il timore è che l’abbandono di queste terre possa portare a conseguenze devastanti, dal dissesto idrogeologico dovuto alla mancata manutenzione dei terreni e delle aree fluviali, fino alla perdita definitiva di capitale umano. “I giovani e le famiglie del Sud sono stanchi di quella che ho definito la deportazione verso il Nord per mancanza di servizi e lavoro”, ha concluso il vicesindaco, auspicando un rapido cambio di visione politica.

