Allarme ambientale nel salernitano per la presenza di sostanze tossiche nella falda

Scritto il 07/05/2026
da Ernesto Rocco

Scafati, Angri e Sarno al centro del monitoraggio regionale per la presenza di Tce e Pce nelle acque. Verifiche urgenti su salute e filiera agricola

I recenti dati emersi da uno studio condotto dall’Università Federico II di Napoli hanno gettato un’ombra sulla sicurezza ambientale dell’Agro nocerino sarnese. La ricerca ha evidenziato la presenza di sostanze chimiche potenzialmente cancerogene nelle acque sotterranee di diversi territori campani. Tra le zone maggiormente interessate dal fenomeno figurano i comuni di Scafati, Angri e Sarno, dove nel primo trimestre del 2024 sono stati rilevati livelli di contaminazione superiori alle soglie di legge.

Nello specifico, le analisi hanno riscontrato concentrazioni anomale di tricloroetilene (Tce) e tetracloroetilene (Pce). Si tratta di solventi utilizzati storicamente nei processi industriali: il Tce è classificato come cancerogeno e associato a patologie gravi quali il linfoma non-Hodgkin e tumori al rene e al fegato, mentre il Pce è considerato un probabile cancerogeno. Di fronte a tale scenario, la Regione Campania, tramite la Direzione generale della Sanità, ha sollecitato le Asl competenti ad avviare verifiche urgenti di carattere sanitario, ambientale e veterinario.

Rischi per la salute pubblica e la filiera produttiva

La situazione nell’Agro nocerino sarnese desta particolare preoccupazione a causa delle peculiarità socio-economiche del territorio. L’area interessata, che comprende Scafati, Angri e Sarno, è caratterizzata da un’elevata densità abitativa e da un tessuto produttivo dove l’attività agricola gioca un ruolo centrale. La rete idrica locale risulta spesso interconnessa con pozzi privati e sistemi di irrigazione, aumentando il timore di un’esposizione non controllata della popolazione.

Il pericolo non riguarda solo l’uso domestico dell’acqua, ma si estende alla catena alimentare. La contaminazione delle falde acquifere potrebbe infatti riflettersi sulle colture attraverso l’irrigazione, innescando possibili fenomeni di bioaccumulo negli ecosistemi locali. Per questo motivo, la Regione ha evidenziato la necessità di monitorare con estrema attenzione eventuali interferenze con la produzione agroalimentare della zona.

Il piano di intervento e i controlli delle autorità

L’attivazione dei protocolli di emergenza segue la relazione tecnica trasmessa lo scorso 20 febbraio dall’ateneo napoletano, che ha mappato superamenti dei limiti di legge in tutte le province della Campania. Sebbene le criticità più severe rimangano concentrate nell’area della Terra dei Fuochi, i dati relativi al Salernitano impongono ora un monitoraggio ufficiale e sistematico.

Il piano d’azione prevede controlli integrati che vedranno la collaborazione tra i dipartimenti di prevenzione delle Asl, i servizi veterinari, l’Arpac e le autorità ambientali. Le operazioni mirano a definire l’esatta estensione della contaminazione, identificare le sorgenti inquinanti ancora attive e fornire una valutazione precisa del rischio sanitario per i residenti.