Il miracolo delle rose e la fuga dei francesi: la straordinaria storia di Sant’Elena, la santa eremita di Laurino

Scritto il 20/05/2026
da Concepita Sica

Scopri la storia, i miracoli e le tradizioni legate a Sant’Elena di Laurino, la giovane eremita del VI secolo che scelse la preghiera sul Monte Rotondo

Sant’Elena nacque a Laurino nel VI secolo, in una famiglia modesta. Fin dalla giovinezza mostrò una vocazione straordinaria, incontrando però l’opposizione dei genitori e lo scherno dei compaesani. Dedicandosi sin da bambina alla carità, si racconta un episodio emblematico: nel tentativo di donare pane ai bisognosi, fu accusata di furto dal padre, che le ordinò di aprire il grembiule. Miracolosamente, invece del pane, apparvero delle rose, che il padre, pentito, offrì alla Vergine Santissima.

La chiamata spirituale e la scelta dell’eremitaggio

Secondo la tradizione, un angelo inviato da Dio guidò Sant’Elena verso una vita contemplativa. Decise così di lasciare la sua casa per ritirarsi in un luogo solitario, in cerca di un’unione spirituale più profonda con Gesù.

Il cammino verso il Monte Rotondo fu pieno di ostacoli. Nei pressi di “Gorgonero”, la santa incontrò il demonio, deciso a impedirle di raggiungere la grotta. Ne seguì una lotta tra l’angelo e il diavolo, le cui impronte sarebbero rimaste impresse nella roccia. Dopo la vittoria celeste, Elena proseguì fino alla sua destinazione, dove condusse un’esistenza fatta di preghiera, penitenza e opere di carità.

Pochi dettagli sono disponibili sulla sua morte, ma si tramanda che si sia spenta serenamente, probabilmente a soli 21 anni.

I prodigi postumi e il legame con il territorio

Dopo la sua morte, i monaci della vicina comunità cercarono di trasportare il corpo nella propria chiesa, ma una forza misteriosa lo impedì. Il vescovo di Paestum, avvertito dell’evento prodigioso, fece trasferire le spoglie nella chiesa pestana. Durante il tragitto, però, nei pressi di Gorgonero, il corpo divenne improvvisamente pesante, costringendo a interrompere il viaggio. In memoria di questo evento, fu edificata una cappella sul luogo.

Nel corso dei secoli, il culto di Sant’Elena si diffuse. La sua casa natale a Laurino fu trasformata in una chiesa, e le sue reliquie vennero trasferite più volte. Dopo essere state portate in Francia durante le invasioni saracene, nel 1267 Carlo I di Napoli le ricevette in dono e le collocò nella cappella reale. Successivamente, Carlo II le affidò al conte di Ariano Irpino, Sant’Eleazaro, che le custodì nella cattedrale locale.

Le date del culto e il miracolo dei moscerini

La celebrazione principale dedicata a Sant’Elena si tiene il 22 maggio, ma altre ricorrenze si svolgono il 18 agosto, il 10 ottobre, l’ultima domenica di giugno e di gennaio. Quest’ultima data è particolarmente significativa: secondo la tradizione, Sant’Elena salvò Laurino dall’invasione delle truppe francesi nel 1799, scatenando uno sciame di moscerini che mise in fuga i nemici.

Nel 1882, il vescovo di Ariano Irpino, Francesco Trotta, commosso dalla devozione dei laurinesi, restituì le reliquie alla chiesa di Laurino, in un evento solenne e carico di emozione.

Il pellegrinaggio e l’antico canto dei fedeli

Le celebrazioni includono due momenti particolarmente suggestivi: il pellegrinaggio alla “Grotta di Sant’Elena” e le rappresentazioni teatrali sulla sua vita. I fedeli, nel loro cammino verso il Monte Rotondo, intonano canti che testimoniano la forte connessione tra il popolo e la santa.

Sant’Elena continua a essere fonte di ispirazione e di fede, con le sue parole e il suo esempio che risuonano ancora tra i devoti di Laurino.

Così cantano i fedeli mentre, mossi da tanto ardore e da grande fede, si recano processionalmente in pellegrinaggio alla grotta di Sant’Elena, sul Monte Rotondo:

“S’innalzi il nostro cantico
Ad Elena romita
Che trasse in grotta squallida
I giorni della vita
Santa romita Vergine Prega per noi Gesù
Perché ci renda liberi Dai mali di quaggiù”.