La gestione della sanità pubblica nel Cilento torna al centro di una dura polemica politica che vede contrapposte le comunità di Agropoli e Vallo della Lucania. Al centro della disputa c’è il futuro dei rispettivi presidi ospedalieri, un tema delicato che solleva interrogativi sulla programmazione territoriale e sulla reale efficacia dei servizi offerti ai cittadini. La discussione si è accesa in seguito alle dichiarazioni di esponenti politici locali, che offrono letture divergenti sulle cause delle attuali carenze strutturali.
La denuncia della maggioranza contro le divisioni territoriali
A sollevare la questione è l’intervento di Antonio Bruno, capogruppo di maggioranza a Vallo della Lucania, che critica aspramente chi tenta di creare una rivalità artificiale tra i due comuni. Secondo Bruno, la strategia di mettere i territori l’uno contro l’altro è un espediente miope, utilizzato esclusivamente per ottenere visibilità e consenso elettorale in mancanza di argomenti solidi.
L’esponente di maggioranza invita a superare le contrapposizioni per concentrarsi su una visione d’insieme, definendo dannoso l’approccio di chi chiede il potenziamento di una struttura a discapito di un’altra. Nelle sue parole emerge la necessità di isolare chi alimenta tensioni sociali:
“Chi continua ad alimentare confronti e contrapposizioni tra Vallo della Lucania e Agropoli è politicamente ignorante. Finiamola con il politicamente corretto: troppi personaggi cercano visibilità raccontando stupidaggini.”
Secondo questa visione, la vera leadership deve puntare all’unione e alla valorizzazione delle peculiarità di ogni area, poiché la frammentazione non produce sviluppo ma genera soltanto una perdita di forza collettiva di fronte alle sfide istituzionali.
La replica della minoranza e l’analisi dei dati storici
La risposta alle affermazioni di Bruno non si è fatta attendere. Il consigliere comunale di minoranza di Vallo della Lucania, Marcello Ametrano, pur dichiarandosi parzialmente d’accordo sulla necessità di non dividere il territorio, sottolinea l’importanza di analizzare a fondo la situazione con precisione storica e dati alla mano.
Ametrano rigetta fermamente l’idea che lo sviluppo dell’ospedale “San Luca” di Vallo della Lucania sia avvenuto danneggiando la struttura di Agropoli. Il consigliere ricorda che il panorama sanitario pubblico di Agropoli è rimasto inesistente fino al 2007, periodo in cui l’assistenza è stata garantita principalmente da una clinica privata accreditata. I problemi attuali sarebbero invece il risultato di precise decisioni strategiche locali, tra cui la rinuncia al Polo Oncologico nel 2013 a favore di Pagani, che ha privato il presidio di servizi essenziali come la rianimazione obbligatoria.
A supporto della sua tesi, l’esponente di minoranza evidenzia il divario storico nei numeri dei rispettivi pronto soccorso nel periodo compreso tra il 2007 e il 2013:
- Pronto soccorso di Agropoli: tra i 15.000 e i 18.000 accessi all’anno, con una quota di codici rossi inferiore all’1%.
- Pronto soccorso di Vallo della Lucania: tra i 35.000 e i 40.000 accessi all’anno, con il 25% di codici rossi.
La richiesta di una sanità pubblica dignitosa senza demagogia
Nonostante le divergenze sulle responsabilità politiche, l’intero consiglio comunale ha espresso solidarietà alla cittadinanza di Agropoli attraverso l’approvazione all’unanimità di una delibera specifica. Il documento ufficiale richiede l’attivazione di un pronto soccorso efficiente e l’apertura di nuovi reparti per garantire il diritto alla salute.
La conclusione del dibattito mette in luce un punto di convergenza: la necessità di affrontare la crisi sanitaria con serietà istituzionale, abbandonando la ricerca di capri espiatori e le polemiche strumentali per concentrarsi sulle reali esigenze assistenziali della popolazione della provincia.

