Per mesi il timore di chi pensava di sostituire il vecchio impianto di riscaldamento è stato lo stesso: che dal primo gennaio le agevolazioni fiscali si sarebbero ridotte, rendendo più oneroso l’acquisto. La Legge di Bilancio 2026 ha invece confermato per un altro anno il quadro già in vigore, prorogando le aliquote più alte e rinviando al 2027 il taglio che era previsto. Per il riscaldamento a pellet questo significa una finestra di convenienza che resta aperta, a patto di conoscere quali strumenti esistono e quali requisiti vanno rispettati.
Per comprendere come orientarsi, ci siamo rivolti agli esperti di Stufe A Pellet Italia, azienda specializzata nel riscaldamento a pellet che si contraddistingue per una produzione di alta gamma, dai costi competitivi. Il quadro che ne emerge è articolato, perché le misure non sono tutte uguali e non si rivolgono agli stessi interventi.
Le detrazioni fiscali confermate per il 2026
Come evidenziato da Stufe A Pellet Italia, tra gli incentivi per le stufe a pellet 2026 da sfruttare c’è innanzitutto il Bonus Ristrutturazione, la detrazione IRPEF che copre l’acquisto e l’installazione di una stufa a pellet quando l’intervento rientra in lavori di manutenzione straordinaria o ristrutturazione.
L’aliquota per il 2026 è fissata al 50% per l’abitazione principale e al 36% per gli altri immobili, su un tetto massimo di spesa di 96mila euro per unità immobiliare. La detrazione si recupera in dieci quote annuali di pari importo, e per accedere all’aliquota piena occorre essere titolari di un diritto di proprietà o di un diritto reale di godimento sull’immobile adibito ad abitazione principale.
Vale la pena capire perché queste percentuali sono rimaste invariate, perché è qui che si misura la convenienza del momento. Il regime introdotto nel 2024 prevedeva infatti una riduzione progressiva: senza l’intervento della manovra, dal primo gennaio 2026 le aliquote sarebbero scese al 36% per le prime case e al 30% per le altre. La proroga ha congelato per un anno la situazione, con un onere stimato attorno a un miliardo e mezzo di euro per le casse pubbliche, ritenuto necessario per non destabilizzare il mercato edilizio. Dal 2027, salvo nuove proroghe, il calo tornerà a essere quello programmato.
Accanto a questa misura agisce l’Ecobonus, riservato a chi installa apparecchi ad alta efficienza con certificazione ambientale elevata, con aliquote allineate a quelle del Bonus Ristrutturazione. Chi sta ristrutturando può inoltre sommare il Bonus Mobili, che riconosce una detrazione del 50% su una spesa massima di 5mila euro per arredi ed elettrodomestici, stufe comprese.
Il Conto Termico e i bandi regionali
Merita una menzione anche il Conto Termico, che non è una detrazione fiscale ma un contributo erogato direttamente dal GSE, il Gestore dei Servizi Energetici, e accreditato sul conto corrente del beneficiario. Si rivolge in particolare alla sostituzione di vecchi generatori con impianti a biomassa più efficienti, e proprio per la sua natura di rimborso diretto rappresenta un’alternativa interessante a chi non avrebbe capienza fiscale sufficiente per sfruttare appieno una detrazione spalmata su dieci anni.
Va anche tenuto conto del fatto che diverse Regioni hanno attivato negli anni bandi dedicati alla sostituzione di impianti a biomassa obsoleti, di norma quelli con classe ambientale pari o inferiore a tre stelle, da rimpiazzare con stufe certificate quattro o cinque stelle.
Questi contributi sono spesso cumulabili con il Conto Termico e in alcuni casi possono coprire una quota molto alta delle spese ammissibili. Le condizioni cambiano però da territorio a territorio, sia negli importi sia nei requisiti tecnici, e i bandi hanno finestre temporali che si aprono e si chiudono con tempi propri. Per questo conviene verificare sempre lo stato aggiornato sul sito ufficiale della propria Regione o Provincia autonoma, dove vengono pubblicate le condizioni specifiche. Un riferimento utile per il quadro complessivo è la guida agli incentivi redatta dall’Associazione Italiana Energie Agroforestali, l’AIEL, che raccoglie e aggiorna le informazioni sui singoli strumenti.
I requisiti tecnici per accedere ai bonus
Nessuna delle agevolazioni è automatica, e il discrimine principale riguarda le caratteristiche dell’apparecchio. Per rientrare nei bonus la stufa deve essere certificata quattro o cinque stelle ai sensi del D.M. 186/2017, il decreto che classifica i generatori a biomassa in base a emissioni e rendimento, e deve garantire un rendimento energetico minimo dell’85%. L’installazione, inoltre, va affidata a un tecnico abilitato e registrata correttamente nel libretto di impianto, il documento che certifica la conformità dell’intervento.
C’è poi un adempimento procedurale da non trascurare. Nel caso dei bonus fiscali la domanda va trasmessa attraverso il portale ENEA entro 90 giorni dalla conclusione dei lavori: un termine perentorio, il cui mancato rispetto fa decadere il diritto alla detrazione. Per i bandi regionali la documentazione varia, ma di regola comprende fatture e bonifici tracciabili, il certificato ambientale della stufa, l’eventuale contratto con il GSE per il Conto Termico e la dichiarazione di conformità con l’aggiornamento del libretto. Conoscere in anticipo questi passaggi evita di compromettere un beneficio già maturato per una semplice scadenza mancata.

