Goletta Verde in Campania: allarme inquinamento alle foci dei fiumi in provincia di Salerno

Scritto il 23/07/2026
da Ernesto Rocco

I dati di Goletta Verde in Campania: l'83% dei punti analizzati nel Salernitano è fuorilegge. Criticità alle foci dei fiumi e problemi alla rete depurativa

La campagna estiva di Legambiente traccia un quadro complesso sulla qualità delle acque costiere in Campania, mettendo in luce criticità strutturali legate al sistema di depurazione e alla gestione dei reflui. I rilievi svolti dai tecnici di Goletta Verde tra la fine di giugno e la prima settimana di luglio presentano una situazione particolarmente complessa per la provincia di Salerno, dove ben l’83% dei siti analizzati è risultato oltre i limiti stabiliti dalla legge.

Su scala regionale, il monitoraggio ha preso in esame 31 punti distribuiti lungo i litorali del Capoluogo, del Casertano e del Salernitano: 16 sono risultati conformi ai parametri normativi, mentre 15 hanno mostrato elevate concentrazioni di Escherichia coli ed Enterococchi intestinali, con un 35% di campioni classificati come fortemente inquinati e un 13% come inquinati.

Il bilancio regionale è stato illustrato a Napoli al termine della tappa campana dell’imbarcazione, durante una conferenza stampa che ha visto la partecipazione dei vertici di Legambiente, dei rappresentanti delle istituzioni regionali e degli enti ambientali. Tra i principali fattori di criticità si conferma la concentrazione dei campioni non conformi in corrispondenza delle foci dei fiumi e dei canali di scarico, segno evidente di un sistema depurativo che necessita di interventi urgenti di efficientamento.

Salernitano maglia nera: la mappa dei punti critici

Nel territorio della provincia di Salerno sono state monitorate 12 stazioni di prelievo. I risultati evidenziano come la quasi totalità delle criticità sia concentrata presso i corsi d’acqua che sfociano in mare.

Nello specifico, sono stati giudicati fortemente inquinati 7 punti:

  • La foce del fiume Regina Minor a Minori;
  • La foce del fiume Irno sul lungomare Clemente Tafuri a Salerno;
  • La foce del fiume Picentino tra Salerno e Pontecagnano Faiano (località Torre Picentina);
  • La foce del torrente Asa a Pontecagnano Faiano;
  • La foce del fiume Tusciano nel tratto tra Pontecagnano e Battipaglia;
  • La foce del canale di scarico a Marina di Eboli;
  • La foce del rio in via Poseidonia 441 in località Laura a Capaccio Paestum.

Ulteriori 3 stazioni sono risultate inquinate:

  • La foce di Capo di Fiume in località Torre di Paestum-Licinella a Capaccio Paestum;
  • La foce del fiume Solofrone al confine tra i comuni di Capaccio Paestum ed Agropoli;
  • La foce del canale presso la spiaggia tra Caprioli e Palinuro nel comune di Centola.

Gli unici due punti campionati nella provincia di Salerno che sono risultati entro i limiti di legge sono la foce del fiume Testene ad Agropoli e il tratto di mare di fronte al rio Arena, compreso tra i comuni di Castellabate e Montecorice.

La situazione nelle province di Napoli e Caserta

Il quadro appare differente nelle altre province campane esaminate dai tecnici dell’associazione ambientalista. Nel Casertano sono stati prelevati 5 campioni, tutti a mare: 4 sono risultati entro i limiti (a Sessa Aurunca, Mondragone e Castel Volturno), mentre soltanto la foce del fiume Regi Lagni a Castel Volturno è risultata fortemente inquinata.

In provincia di Napoli sono stati controllati 14 punti, di cui 10 conformi alla legge. Tra questi figurano le spiagge di Mappatella Beach nel capoluogo e tutte le stazioni monitorate sull’isola d’Ischia (Ischia Ponte, Casamicciola Terme e Forio). Risultano invece fortemente inquinati la foce del canale Licola a Pozzuoli, la foce dell’alveo Volla a San Giovanni a Teduccio e la foce del fiume Sarno tra Torre Annunziata e Castellammare di Stabia, mentre il mare presso il rivo San Marco a Castellammare di Stabia è stato giudicato inquinato.

Carestia di cartelli informativi e divieti di balneazione

Un altro elemento emerso dalle rilevazioni riguarda la trasparenza e l’informazione ai cittadini. Nel 91% dei punti monitorati complessivamente non sono stati rinvenuti cartelli inerenti la qualità delle acque di balneazione. Inoltre, per quanto riguarda i segnali di divieto di balneazione, i tecnici ne hanno riscontrato la presenza soltanto in 5 stazioni su 31, lasciandone 26 prive di indicazioni.

Nonostante le foci dei fiumi non siano per legge destinate alla balneazione, l’assenza di segnaletica idonea rappresenta un fattore di rischio, poiché tali aree sono frequentemente adiacenti a tratti di spiaggia libera frequentati da bagnanti.

Il nodo della depurazione e le sanzioni comunitarie

I problemi riscontrati lungo la costa sono direttamente collegati alle carenze strutturali nell’entroterra. I controlli effettuati da ARPA Campania nel 2025 indicano che circa il 41% degli impianti di depurazione verificati è risultato non conforme alle norme. Le percentuali di irregolarità più alte si attestano ad Avellino (66%), Benevento (62%) e Salerno (53%), a fronte di dati migliori per Napoli (28%) e Caserta (15%).

Sulla regione gravano inoltre le procedure d’infrazione avviate dall’Unione Europea per il mancato rispetto delle direttive sul trattamento dei reflui urbani. Secondo i dati del MASE, la Campania conta 116 agglomerati coinvolti per un totale di oltre 4,5 milioni di abitanti equivalenti, distribuiti principalmente tra la provincia di Napoli (2,7 milioni AE) e quella di Salerno (37 agglomerati per 1,2 milioni AE).

In merito a questo scenario, Francesca Ferro, Direttrice di Legambiente Campania, ha dichiarato:

“La fotografia che il nostro monitoraggio ci restituisce è complessa. Non solo le nostre analisi rivelano che ci sono ancora troppe criticità nei punti campionati, ma i dati del MASE ci dicono che ancora troppi cittadini e cittadine non possono usufruire di sistemi depurativi adeguati, e questo non è più ammissibile. Infatti, la Campania rientra in tre delle quattro procedure di infrazione avviate dall’Unione Europea contro l’Italia per il mancato rispetto della normativa sulla raccolta e depurazione delle acque reflue, che si trasformano in tasse che paghiamo in bolletta. Bisogna iniziare un percorso di efficientamento della rete di depurazione, che deve diventare una priorità per chi ci governa, per fare in modo che tutti i fiumi campani diventino balneabili come lo è diventata la Senna a Parigi grazie agli investimenti per le Olimpiadi dell’estate 2024”.

Sulla continuità dell’azione di controllo è intervenuta Federica Barbera, Portavoce di Goletta Verde:

“Goletta Verde in questi 40 anni ha navigato alla ricerca di illeciti e mala depurazione, che mettono le nostre coste e il nostro mare in una situazione di grande sofferenza. Non diamo patenti di balneazione e non ci sostituiamo alle autorità preposte, ma vogliamo lavorare in sinergia con le amministrazioni per risolvere i problemi che insorgono. Vedere che in tanti anni le situazioni critiche che riguardano la depurazione non siano ancora state risolte è un segnale che il lavoro di Goletta Verde è di fondamentale importanza: non dobbiamo abbassare la guardia, e dobbiamo continuare a lottare per avere delle coste e un mare che siano sane e tutelate”.

Il contributo dell’economia circolare per la prevenzione

La quarantesima edizione di Goletta Verde ha visto anche la collaborazione di partner storici legati alla sostenibilità ambientale come il CONOU, il Consorzio Nazionale Oli Usati, attivo nella raccolta e nel riciclo dei lubrificanti esausti, rigenerati per oltre il 98% del volume intercettato.

Riccardo Piunti, Presidente del CONOU, ha ribadito l’importanza della prevenzione per la tutela del patrimonio costiero:

“Quando mi sento porre la questione della alternativa fra evitare di inquinare e decontaminare dopo aver inquinato so già la risposta (per averla valutata altre volte): la prima soluzione è più economica e costa meno anche in termini di salute umana. Nel caso di queste meravigliose coste della Campania, peraltro, fra i vantaggi della prima soluzione ci sono anche i benefici del turismo che si avvale di coste e acque pulite. La Goletta percorre tutte le nostre coste e le siamo grati perché ci dice dove e cosa non va e va a cercare i posti giusti, perché il controllo deve essere serio e trovare non fare finta di cercare. Noi del Conou abbiamo lottato e comunque continuiamo a farlo da 42 anni perché mai dell’olio usato sia sparso nel mare, anzi perché possa tutto tornare a fare il suo mestiere dopo essere stato rigenerato in impianti come quello di Ramoil qui a Napoli”.