Omicidio Luca Esposito a Eboli, per Rahmouni contestate la premeditazione e la crudeltà

Scritto il 28/07/2026
da Ernesto Rocco

Il gip di Salerno convalida la custodia cautelare in carcere per Ridha Rahmouni, accusato dell'omicidio del giornalista Luca Esposito. Emergono i dettagli dell'interrogatorio

Si stringe il cerchio giudiziario attorno all’omicidio di Luca Esposito, il giornalista sportivo di 53 anni originario di Nocera Superiore, massacrato e dato alle fiamme tra il 18 e il 19 luglio in un terreno isolato di località Cioffi, a Eboli. Nel corso dell’interrogatorio di garanzia tenutosi nel carcere di Fuorni a Salerno, il Giudice per le Indagini Preliminari, Giandomenico D’Agostino, ha convalidato la misura della custodia cautelare in carcere per Ridha Rahmouni, il 26enne di origine tunisina arrestato dai carabinieri della Compagnia di Eboli e del Nucleo Investigativo di Salerno.

L’ordinanza emessa dal giudice accoglie appieno l’impianto accusatorio formulato dal pm Alessandro Di Vico e coordinato dalla Procura guidata da Raffaele Cantone, blindando l’inchiesta con l’imputazione di omicidio volontario aggravato da premeditazione, crudeltà e soppressione di cadavere: contestazioni pesantissime che, in sede processuale, potrebbero comportare la pena dell’ergastolo.

L’interrogatorio di garanzia e la versione dell’indagato

Assistito dal suo legale di fiducia, l’avvocato Giovanni Mauri, e con l’ausilio di un interprete, l’indagato ha risposto alle domande del gip per circa un’ora e mezza. Rahmouni ha sostanzialmente confermato le ammissioni rese subito dopo la cattura nel blitz di venerdì notte all’interno di un rudere trasformato in discarica abusiva lungo la Statale 18.

Secondo la ricostruzione fornita dal 26enne, i contatti con la vittima erano iniziati il 28 giugno tramite un’applicazione di messaggistica con traduzione automatica in tempo reale. Il giovane ha riferito di aver accettato l’appuntamento nella Piana del Sele spinto da una condizione di estremo disagio sociale ed economico, ipotizzando la promessa di un aiuto concreto per regolarizzare la propria posizione sul territorio nazionale, trovare un alloggio e un’occupazione stabile. Sempre stando alle dichiarazioni del tunisino, a tali promesse si sarebbero però accompagnate attenzioni ritenute invadenti e non gradite, sfociate poi nella violenta lite di sabato sera.

I dettagli del delitto e i rilievi medico-legali

Nel corso dell’udienza sono emersi dettagli particolarmente cruenti sulla dinamica dell’aggressione. Dopo il delitto e l’allontanamento dal luogo dei fatti a bordo della bicicletta della stessa vittima, il giovane sarebbe ritornato sul posto per tentare di cancellare le tracce. Ha dichiarato di aver avvolto il corpo di Esposito in un telo di plastica e in una coperta, per poi coprirlo con sterpaglie e appiccare il fuoco, sostenendo di ritenere che l’uomo fosse già deceduto per i traumi subiti.

Tuttavia, i primi esiti dell’esame autoptico parrebbero delineare un quadro ben più drammatico: la vittima, seppur agonizzante a causa delle ferite riportate al volto e al corpo, sarebbe stata ancora in vita nel momento in cui le fiamme lo hanno avvolto.

Le strategie difensive e i punti ancora da chiarire

Al termine dell’udienza, il legale dell’indagato ha sottolineato che l’impianto difensivo punta a fare chiarezza sugli aspetti tecnici della morte e sulla reale dinamica dell’evento:

«Non ci sono elementi di novità rispetto a quelli che già conoscete. Ci sono degli aspetti tecnici che riguarda il fermo, che devono essere sicuramente approfonditi. Naturalmente, per eventi così drammatici e complessi, è necessario, non ai fini di un gossip becero, approfondire gli aspetti della vita dei soggetti coinvolti».

In merito all’eventuale presenza di terze persone o complicità nella zona di Cioffi al momento dei fatti, l’avvocato ha preferito mantenere il riserbo, precisando che non si chiudono le porte a ulteriori verifiche sul contesto relazionale.

Inchiesta aperta sulla rete di contatti della vittima

Le indagini della Procura di Salerno proseguiranno per far luce sull’intera rete sociale e sui contatti pregressi del giornalista nella Piana del Sele. A questo scopo, i magistrati hanno disposto accertamenti tecnici irrepetibili sui telefoni cellulari sequestrati sia a Esposito sia a Rahmouni, oltre a rilievi sulla bicicletta utilizzata dal presunto autore del delitto per allontanarsi.

Nel frattempo, la famiglia della vittima attende risposte. L’avvocato Annalisa Califano, che assiste le sorelle del 53enne, Francesca e Ida Esposito, ha evidenziato come la convalida del fermo rappresenti un passaggio fondamentale verso la verità, auspicando il rapido dissequestro della salma per poter celebrare le esequie e dare l’ultimo saluto a Luca Esposito.