Un reportage pubblicato dall’emittente britannica Bbc ha sollevato una forte discussione sull’alimentazione nel nostro Paese. L’inchiesta, dal titolo “Pizza, pasta, potatoes, protein – how Italian children became so overweight”, sostiene che l’Italia abbia progressivamente accantonato la tradizione della dieta mediterranea a favore di un apporto eccessivo di carboidrati. Secondo l’analisi della Bbc, l’ampio consumo di alimenti simbolo come pane, pasta e pizza avrebbe portato le nuove generazioni a registrare livelli preoccupanti di sovrappeso.
La reazione dal Cilento e i dati della ricerca scientifica
Alle argomentazioni sollevate dalla stampa britannica ha risposto con fermezza Stefano Pisani, sindaco di Pollica, territorio considerato il cuore della dieta mediterranea. Il primo cittadino ha rigettato la lettura di un Paese che ha dimenticato la propria storia culinaria, evidenziando come la criticità risieda piuttosto nel sopravvento dei prodotti altamente processati, sostenuti da strategie di marketing invasive e da politiche di tutela sanitaria pubblica ancora insufficienti.
«I bambini italiani non sono un popolo di obesi e l’Italia non può essere raccontata come il Paese che ha tradito la Dieta Mediterranea. Esistono realtà molto diverse tra loro. Ci sono territori che affrontano maggiori fragilità e ci sono comunità come Pollica, dove continuiamo a dimostrare che questo modello alimentare funziona quando un territorio sceglie davvero di investirci».
A supporto della posizione della comunità cilentana ci sono le evidenze del progetto LAFA (Longevity & Fertility Algorithm), condotto dall’Università degli Studi di Salerno insieme al Comune di Pollica all’interno del programma nazionale ONFOODS – PNRR. Valutando il livello di aderenza ai principi mediterranei tramite indici riconosciuti come KIDMED e MEDAS, la ricerca evidenzia che il 30,6% dei giovani locali segue un regime nutrizionale virtuoso: una quota doppia rispetto alla media nazionale (15%) e tripla rispetto al dato complessivo del Sud Italia (11%). Il valore medio KIDMED registrato, pari a 6,4 su 12, posiziona l’area tra le più virtuose della regione mediterranea.
Gli indicatori confermano la continuità delle buone pratiche quotidiane: il 96% del campione impiega regolarmente olio extravergine d’oliva, il 75% consuma pietanze preparate con il soffritto tradizionale, oltre il 70% inserisce i legumi nella propria alimentazione settimanale e l’82% limita la frequentazione dei fast food a non più di una volta alla settimana.
L’impatto delle scelte di governance locale
I numeri rilevati sul territorio sono l’esito di una pianificazione integrata che unisce nutrizione, percorsi educativi, sviluppo urbano e valorizzazione delle filiere locali. L’offerta di mense scolastiche aderenti al modello mediterraneo, le attività svolte presso il Paideia Campus e l’attuazione del Piano Urbanistico FOODSCAPE rappresentano gli elementi centrali di questo approccio integrato.
«La Dieta Mediterranea resta uno dei più importanti strumenti di prevenzione contro l’obesità, anche infantile. Ma Pollica dimostra anche un’altra cosa: dove il contesto favorisce scelte alimentari sane, è più semplice mantenere stili di vita equilibrati. L’82% dei nostri ragazzi frequenta un fast food al massimo una volta alla settimana, anche perché sul nostro territorio non ce ne sono e l’amministrazione intende mantenere questa scelta. Allo stesso modo, le abitudini alimentari quotidiane raccontano la forza di una cultura ancora viva, con il consumo di prodotti e preparazioni che appartengono alla tradizione mediterranea».
Le responsabilità dell’industria e le proposte di riforma
La discussione non deve concentrarsi esclusivamente sulle responsabilità individuali dei nuclei familiari. L’amministrazione di Pollica individua il fattore critico in un assetto economico che trae guadagno dalla distribuzione di cibi ad elevato valore calorico e trasformati, scaricando poi sulle strutture sanitarie pubbliche le problematiche legate alle malattie croniche e al diabete. Si aggiunge a ciò il tema delle disuguaglianze nell’accesso a un cibo di qualità.
«Dobbiamo smettere di colpevolizzare bambini e famiglie. Il problema non è una presunta debolezza culturale degli italiani. Il problema è un modello economico nel quale i profitti restano privati mentre i costi sanitari, sociali e ambientali vengono sostenuti dalla collettività».
Il primo cittadino ha inoltre sottolineato l’effetto distorto legato alla spettacolarizzazione del dibattito sul cibo, evidenziando come l’allarme legato ai dati sull’obesità nei più piccoli venga talvolta impiegato per finalità promozionali e commerciali.
«Accanto alle responsabilità di una parte dell’industria alimentare, esiste anche chi utilizza l’allarme sull’obesità infantile per promuovere la propria dieta, il proprio metodo o il proprio business. La salute dei bambini non può diventare terreno di marketing, né industriale né professionale».
Per contrastare questo scenario, l’amministrazione locale intende proseguire nell’adozione di misure preventive: dal divieto di impianti pubblicitari per il cibo spazzatura all’interno dei confini comunali, all’introduzione di criteri preferenziali nei bandi pubblici per gli operatori che sostengono la dieta mediterranea, confermando l’interdizione all’apertura di nuovi fast food.
Viene lanciata infine una proposta legislativa a livello nazionale per l’introduzione di un contributo di responsabilità sanitaria a carico delle aziende produttrici di alimenti dal basso valore nutrizionale, le cui risorse dovrebbero essere destinate alla prevenzione delle patologie metaboliche e cardiovascolari. Contestualmente, si sollecita l’amministrazione regionale della Campania a ridurre la presenza di ultraprocessati nelle strutture pubbliche e nelle scuole.
«Il vero fallimento non è della Dieta Mediterranea. Il vero fallimento è aver permesso che il profitto venisse prima della salute. Chi trae beneficio economico dalla vendita di alimenti che producono elevati costi sanitari dovrebbe contribuire anche alla prevenzione».
L’intervento si chiude con un invito diretto ai reporter dell’emittente britannica a condurre un approfondimento sul campo a Pollica, riconosciuta come Comunità Emblematica UNESCO.
«Mi auguro che la BBC voglia completare la propria inchiesta visitando Pollica, Comunità Emblematica UNESCO della Dieta Mediterranea. Qui, dal lavoro pionieristico di Ancel e Margaret Keys fino alle attività del Centro Studi “Angelo Vassallo”, continuiamo a dimostrare che la Dieta Mediterranea non appartiene al passato. È un modello contemporaneo di salute, ricerca, educazione e sviluppo che può ancora guidare il futuro dell’Italia».

