Nella giornata di ieri, il Governo ha espresso parere contrario e respinto l’Ordine del Giorno presentato da Futuro Nazionale, che mirava a ottenere una proroga dei termini di completamento, collaudo e rendicontazione delle opere PNRR in capo ai Comuni italiani. Una scelta che ha immediatamente scatenato la dura reazione delle forze promotrici dell’atto, preoccupate per la tenuta dei cantieri e la stabilità finanziaria delle amministrazioni locali.
I numeri della crisi: piccoli Comuni sotto pressione
I dati relativi allo stato di avanzamento dei progetti delineano un quadro di forte criticità per la pubblica amministrazione territoriale. Attualmente, una quota compresa tra il 40% e il 50% dei Comuni si trova in sofferenza rispetto al rispetto della tempistica prestabilita, una percentuale che sale drammaticamente oltre il 65% per le realtà al di sotto dei 5.000 abitanti.
A determinare i ritardi sono diversi fattori strutturali e congiunturali: la cronica carenza di personale tecnico, l’aumento incontrollato dei prezzi delle materie prime, i tempi dilatati per l’ottenimento dei pareri autorizzativi e le continue modifiche al Codice dei contratti pubblici.
I rischi per le casse comunali e le citazioni di Attilio Pierro
La mancata concessione della proroga rischia di tradursi nella perdita definitiva dei finanziamenti europei, costringendo le amministrazioni a coprire con risorse proprie gli interventi già avviati o, nello scenario peggiore, a lasciare opere incompiute e inutilizzabili. Tale dinamica espone gli enti a potenziali controversie legali con le imprese esecutrici, con conseguenti costi che ricadrebbero direttamente sui cittadini e un elevato rischio di dissesto finanziario per i Comuni più fragili.
Dura la posizione espresso da Attilio Pierro, deputato di Futuro Nazionale con Vannacci e primo firmatario dell’Ordine del Giorno, che ha commentato così la decisione:
“Ieri il Governo ha respinto l’Ordine del Giorno di Futuro Nazionale che chiedeva una proroga dei termini di completamento, collaudo e rendicontazione degli interventi PNRR gestiti dai Comuni. Una decisione sbagliata e lontana dalla realtà. I numeri sono chiari: tra il 40 e il 50% dei Comuni è in sofferenza sulle scadenze PNRR, oltre il 65% tra quelli sotto i 5.000 abitanti. Sottorganico tecnico, prezzi delle materie prime fuori controllo, pareri che arrivano in ritardo, Codice dei contratti che cambia in corsa.
Bocciare questa richiesta significa scaricare sui Comuni il rischio di perdere i finanziamenti e di dover coprire con fondi propri opere già avviate, lasciando opere incompiute non più usufruibili. Ma non solo: ci potrebbero essere delle controversie legali con le imprese e conseguenti spese a carico dei cittadini. Un rischio di dissesto concreto per le amministrazioni più deboli. Noi di Futuro Nazionale non ci stiamo. Non accettiamo che gli Enti locali diventino capri espiatori di scadenze europee rigide e irrealistiche. Continueremo a chiedere proroghe e flessibilità: noi non ci pieghiamo a Bruxelles”.

