Accuse infondate e messaggi denigratori diffusi sui social network possono trasformarsi in veri e propri reati perseguibili per via giudiziaria. La tutela della dignità professionale degli operatori sanitari finisce al centro di un’azione legale promossa a Salerno, dove l’ostilità espressa online contro chi garantisce l’assistenza negli ospedali ha superato il limite del dibattito civile, richiedendo l’intervento formale delle forze dell’ordine.
Accuse sui social e reazione penale del sindacato
Il sindacato Nursind Salerno ha depositato un esposto formalizzando una denuncia-querela per contrastare le affermazioni lesive apparse di recente sulla piattaforma Facebook. Nei post contestati, l’operato degli infermieri impegnati nei turni notturni veniva fortemente screditato: il personale veniva accusato di dormire durante le ore di servizio anziché prestare le dovute cure ai degenti, riducendone la funzione a semplici guardiani dei distributori automatici.
L’iniziativa giudiziaria si pone l’obiettivo specifico di risalire all’identità del titolare del profilo social da cui sono stati diffusi i commenti, individuando eventuali altri soggetti coinvolti. Nell’esposto viene avanzata la richiesta di sequestro e conservazione cautelativa dei dati informatici, elemento indispensabile per accertare il reato di diffamazione aggravata dall’uso del mezzo telematico.
Le dichiarazioni della segreteria provinciale Nursind
Sulla vicenda è intervenuto direttamente il segretario generale del Nursind Salerno, Biagio Tomasco, ribadendo la ferma volontà della sigla sindacale di tutelare il personale rappresentato in ogni sede legale.
«Non possiamo più tollerare che il lavoro, il sacrificio e la responsabilità di chi garantisce la salute pubblica a qualsiasi ora del giorno e della notte vengano calpestati da esternazioni offensive e prive di qualsiasi fondamento», dichiara Biagio Tomasco, segretario generale del sindacato a Salerno.
«Dire che gli infermieri la sera dormono invece di prestare assistenza è un’accusa gravissima che va oltre il diritto di critica. Significa attribuire una condotta penalmente e disciplinarmente censurabile a professionisti che spesso lavorano in condizioni di forte carenza d’organico per garantire la sicurezza delle persone ricoverate», prosegue Tomasco.
«Abbiamo chiesto all’autorità giudiziaria di risalire all’identità di chi gestisce quel profilo e di verificare ogni elemento utile. La dignità dei lavoratori e la reputazione dell’intera categoria sanitaria non sono merce da svendere sui social network, ed è nostro dovere tutelarle in ogni sede opportuna», conclude il segretario generale del Nursind provinciale.

