Il Giudice per le Indagini Preliminari del Tribunale di Vallo della Lucania, Giuseppe Saponiero, ha disposto l’immediata revoca della misura cautelare nei confronti di due cittadini di Agropoli precedentemente accusati di presunti atti persecutori e condotte vessatorie legati a dissidi di vicinato. La decisione recepisce gli esiti delle indagini difensive che hanno ridimensionato l’impianto accusatorio iniziale.
Le contestazioni iniziali e l’ipotesi accusatoria
La vicenda giudiziaria trae origine dalle denunce presentate dai vicini di casa, i quali lamentavano presunte ingiurie quotidiane e l’indebita occupazione di spazi di loro esclusiva proprietà. Nello specifico, nelle querele si faceva riferimento al posizionamento di una cassetta in legno contenente anatre, alla sosta prolungata di un’autovettura con sportelli aperti dinanzi all’ingresso di un locale per impedirne l’accesso, oltre alla collocazione nel cortile di un carrello per indumenti, una sedia a dondolo, un tavolo con sedie e una piscina da esterno di ampie dimensioni. Tali episodi avrebbero, secondo la versione delle persone offese, generato un grave e perdurante stato di ansia.
Le indagini difensive e la ricostruzione dei fatti
L’articolato quadro indiziario è stato rivisto e superato a seguito delle risultanze emerse durante gli interrogatori di garanzia e l’attività istruttoria condotta dalla difesa. Le testimonianze dei familiari e dei nipoti delle stesse persone offese, considerate del tutto attendibili ed estranee alle querele pregresse, hanno chiarito la reale genesi delle installazioni nel cortile.
Gli arredi e gli oggetti presenti nell’area comune non erano stati posizionati con intento persecutorio, bensì per rispondere alle esigenze di un giovane nipote dei querelanti. In particolare, la sedia a dondolo e la piscina erano utilizzate dal ragazzo poiché impossibilitato a recarsi al mare per ragioni legate al proprio stato di salute e alla gestione di un microinfusore medico. Anche la cassetta delle anatre, risultata dotata di ruote e quindi facilmente amovibile, e la temporanea presenza del veicolo dinanzi alla ex lavanderia per le operazioni di lavaggio erano riconducibili all’attività del giovane e non a condotte ostruzionistiche degli indagati.
La decisione del GIP e il commento della difesa
Nell’ordinanza di revoca, il giudice ha evidenziato come le prove prodotte abbiano fatto venire meno sia la riferibilità diretta dei fatti agli indagati sia, soprattutto, la sussistenza dell’elemento soggettivo del dolo. L’assenza di finalità moleste nelle condotte descritte ha portato all’annullamento della misura applicata lo scorso 17 agosto 2026.
Esprime grande soddisfazione il legale di fiducia dei due indagati, l’avvocato Antonio Mondelli: “Piena soddisfazione nella decisione del gup che rivalutando ciò che egli stesso aveva deciso ha accolto a pieno la tesi di questa difesa che grazie alle proprie indagini difensive e’ riuscita a ribaltare la descrizione dei fatti fatta dalle persone offese e l aderenza alla verità di quanto dichiarato dagli imputati”.
Per un quadro definitivo sulla vicenda, la difesa ha indicato la presenza di impianto di videosorveglianza nell’immobile, i cui filmati potranno essere eventualmente esaminati dagli inquirenti per confermare la veridicità delle dichiarazioni rese.

