Il 24 agosto si festeggia San Bartolomeo Apostolo, discepolo di Gesù, patrono di diverse diocesi italiane e di numerosi comuni della penisola, tra cui Pellare, frazione di Moio della Civitella nel cuore del Cilento. È invocato come protettore di macellai, calzolai, sarti, conciatori, rilegatori e dermatologi, oltre a essere spesso pregato per la guarigione dalle malattie della pelle.
Chi era San Bartolomeo e la chiamata nei Vangeli
San Bartolomeo è uno dei dodici apostoli scelti da Gesù. Nei Vangeli sinottici viene chiamato Bartolomeo (dal greco Bartholomaios, che traduce l’ebraico bar Tolmay, ovvero “figlio di Tolmai”), mentre nel Vangelo di Giovanni appare con il nome di Natanaele, che significa “dono di Dio”.
La sua chiamata è narrata nel Vangelo di Giovanni: mentre si trova seduto all’ombra di un fico, l’amico Filippo gli annuncia con entusiasmo di aver trovato il Messia, “colui del quale hanno scritto Mosè, nella Legge, e i Profeti: Gesù, il figlio di Giuseppe, di Nazaret” (Gv 1,45).
Bartolomeo, inizialmente scettico, risponde con incredulità e pregiudizio: “Da Nazaret può venire qualcosa di buono?” (Gv 1,46). È il ritratto di un uomo concreto, legato alla tradizione, pescatore originario di Cana di Galilea, che conosce bene quel villaggio montuoso mai citato nell’Antico Testamento. Nonostante le perplessità, decide di seguire Filippo per incontrare Gesù.
Alla sua vista, Gesù esclama: “Ecco davvero un israelita in cui non c’è falsità” (Gv 1,47). Stupito da tale affermazione, Bartolomeo chiede: “Come mi conosci?” (Gv 1,48). Gesù risponde: “Prima che Filippo ti chiamasse, io ti ho visto sotto l’albero di fichi” (Gv 1,48). È in quel momento che l’apostolo riconosce la natura divina di Gesù e proclama: “Rabbi, tu sei il Figlio di Dio, tu sei il re d’Israele!” (Gv 1,49).
Dopo questo episodio, Bartolomeo scompare dalla narrazione evangelica, per riapparire dopo la Pentecoste tra coloro che “erano assidui nella preghiera” (At 1,13). Le informazioni successive provengono dalla Tradizione, che lo descrive impegnato in una fervente attività missionaria.
I viaggi missionari e il martirio dell’Apostolo
Secondo alcune fonti, Bartolomeo predicò in Libia, Arabia Saudita, Mesopotamia, nelle Indie orientali e infine in Armenia Maggiore. Durante questi viaggi annunciò il Vangelo e compì miracoli e guarigioni.
In Armenia convertì gli abitanti di dodici città e portò il messaggio cristiano al re Polimio e alla sua consorte. La conversione del sovrano provocò l’ira dei sacerdoti locali, che spinsero Astiagate, fratello del re, a far arrestare l’apostolo.
Condannato a morte, Bartolomeo fu prima flagellato, poi crocifisso a testa in giù e soffocato dal fuoco. Resistette a tali torture, finché non fu scorticato vivo. Nonostante ciò, continuò a predicare con gli occhi e la lingua rimasti intatti, e per questo fu infine decapitato.
La traslazione delle reliquie e la diffusione del culto
Secondo la tradizione armena, il corpo dell’Apostolo fu sepolto ad Albanoboli, luogo del martirio. Nel 264 il vescovo Agatone trasferì le reliquie a Lipari. Nel 410 furono portate a Maypherkat, in Mesopotamia, ribattezzata Martiropoli per l’alto numero di reliquie presenti. Nel 507 l’imperatore Anastasio I le trasferì a Dara, dove fece costruire una chiesa in suo onore. Nel 546 una parte tornò a Lipari, che ancora oggi lo venera come patrono insieme alle Isole Eolie.
Durante l’invasione saracena della Sicilia, molte reliquie andarono disperse. Un eremita, guidato da un sogno, raccolse le ossa del Santo e le portò a Salerno. Nell’838 il principe Sicardo le trasferì a Benevento, dove rimasero fino all’anno 1000, quando l’imperatore Ottone III tentò invano di ottenerle. Nonostante il fallimento, il sovrano fece costruire una basilica dedicata a San Bartolomeo sull’Isola Tiberina a Roma.
Nel 1238 il cranio dell’Apostolo fu portato a Francoforte sul Meno, nel duomo che porta il suo nome. Le reliquie conservate a Benevento sono state oggetto di quattro ricognizioni ufficiali (1338, 1698, 1990, 2001), che ne hanno migliorato la conservazione.
L’iconografia sacra e la rappresentazione nell’arte
San Bartolomeo è spesso raffigurato mentre viene scuoiato, con un coltello nella mano destra e, nella sinistra, la Bibbia, la palma del martirio o entrambe.
Celebre è la sua immagine nel Giudizio Universale della Cappella Sistina, dove Michelangelo lo rappresenta con la propria pelle in mano, su cui l’artista avrebbe inciso il proprio autoritratto.
La devozione per San Bartolomeo a Pellare nel Cilento
A Pellare la devozione verso San Bartolomeo è profonda e radicata. La festa in suo onore è scandita da numerose iniziative religiose e civili che coinvolgono l’intera comunità, compresi i cittadini emigrati che rientrano per l’occasione.
Uno dei momenti più intensi è la processione solenne che attraversa le vie del paese. L’immagine del Santo visita ogni casa, portando la sua benedizione. Sul sagrato della chiesa, i fedeli attendono con emozione l’uscita della statua. Al suono delle campane e accompagnato dalla banda musicale, San Bartolomeo viene condotto all’esterno della struttura. Lacrime di commozione solcano i volti dei presenti, che lo accompagnano con canti e preghiere lungo le strade della comunità.
I versi dell’inno tradizionale risuonano tra la folla:
“Di gioia esulta o Pellare Bartolomeo si lodi In cielo e in terra odi E ne ripeti il suon.
Eccoti ai piè gran santo I figli benché rei Padre se tu non sei Chi ci difenderà?”

