Polla, la memoria diventa arte: al via la mostra fotografica “Quel che passa”

Scritto il 27/08/2026
da Filippo Di Pasquale

Inaugura il 29 agosto a Polla la mostra "Quel che passa", frutto della residenza artistica dell'Accademia di Belle Arti di Roma per l'archivio di comunità.

L’identità e la memoria storica del territorio di Polla si trasformano in un racconto visivo d’autore grazie alla mostra fotografica “Quel che passa”, in programma con l’inaugurazione ufficiale sabato 29 agosto alle ore 18:30 presso il Cantiere 2 in Località Cappuccini. L’esposizione raccoglie le opere realizzate dalle studentesse e dagli studenti del Biennio di Fotografia per l’editoria dell’Accademia di Belle Arti di Roma, nate da un percorso di residenza artistica svolto nei mesi di marzo e agosto. L’iniziativa rappresenta il punto d’arrivo di una sinergia tra l’istituzione accademica romana e il progetto Memoria Attiva, sostenuto dalla Fondazione Con Il Sud e promosso dall’Associazione Voltapagina ODV insieme a Pro Loco Polla APS, Comune di Polla e Cooperativa Sociale Iris, con l’obiettivo di strutturare un archivio di comunità permanente.

Il percorso espositivo è curato dai docenti dell’Accademia Alessandro Imbriaco e Novella Oliana, che hanno guidato gli studenti sia nella fase di ricerca sul campo sia nella fase di allestimento finale. Al termine del momento inaugurale, la serata proseguirà con un buffet e un accompagnamento musicale pensato per favorire il confronto e il dialogo tra gli autori, le istituzioni e i cittadini.

Il percorso creativo e il lavoro sul territorio

L’esperienza sul campo ha visto gli autori immergersi nella vita quotidiana del comune salernitano tra i mesi di marzo e aprile 2026. Durante questa settimana di residenza, i giovani fotografi hanno esplorato il tessuto sociale locale entrando in contatto diretto con gli abitanti e le famiglie, analizzando il materiale storico conservato negli archivi privati ed esplorando luoghi simbolici, spazi in stato di abbandono, abiti d’epoca e mestieri tradizionali.

Il lavoro preliminare si è poi sviluppato nei mesi successivi fino al ritorno a Polla a partire da domenica 23 agosto, fase in cui gli artisti si sono dedicati all’allestimento delle opere negli spazi di Cantiere 2. L’interazione con l’ambiente e con la cittadinanza ha permesso di trasformare testimonianze storiche e materiali d’archivio in undici differenti progetti artistici.

Gli 11 progetti in esposizione e gli artisti coinvolti

Le opere in mostra affrontano elementi centrali dell’identità locale: dalla cucina tradizionale alla presenza del fiume Tanagro e del Ponte romano, fino alle tematiche legate allo spopolamento e all’emigrazione. La ricerca spazia tra differenti linguaggi e modalità espressive: installazioni incentrate su abiti antichi e acconciature d’epoca, sessioni fotografiche dedicate all’abito da sposa tradizionale, censimenti visivi degli ingressi domestici e censimenti degli oggetti d’uso quotidiano nelle abitazioni di Polla, oltre ad approfondimenti sull’artigianato locale.

Gli undici progetti sono stati firmati dai seguenti studenti dell’Accademia: Baiming Zhang, Emma D’Alessandro, Federico Meloni, Francesca Atzori, Giacomo Coppa, Gianmarco Aquilani, Ludovica Mainolfi, Marika Dadi, Mattia Dell’Omo, Nicolas Veron, Santina Coralluzzo, Silvia Emiliani, Simona Murrone e Yingxin Teng.

La visione curatoria: un attrito utile alla memoria

La mostra propone una riflessione sul valore della fotografia nei contesti locali, superando la semplice rappresentazione nostalgica del territorio. I curatori spiegano così il senso profondo dell’operazione e il valore formativo dell’esperienza:

“A Polla sta nascendo un archivio di comunità. Non è una formula: è una cosa che sta accadendo adesso, mentre queste fotografie sono esposte sui muri, e che continuerà ad accadere dopo che saranno tolte. Quel che passa è un progetto di didattica e, insieme, un contributo a un archivio che si sta formando e che il lavoro di ciascuno accresce. Il titolo nomina una condizione. Chi arriva è di passaggio: sta in un luogo per un tempo che non gli appartiene, incontra una frazione minima della comunità, lavora con quel che capita — una disponibilità, un rifiuto, una porta aperta per caso. Nessuno di questi lavori restituisce il paese; ognuno restituisce la relazione contingente in cui si è trovato.”

Il valore dell’archivio risiede proprio nella capacità della fotografia di mettere in discussione le aspettative tradizionali sul racconto dei piccoli centri:

“Dalla fotografia, in un contesto come questo, ci si aspetta quasi sempre qualcosa. Quando si lavora su un piccolo paese e sulla sua memoria, l’attesa è persino formulata in anticipo: la luce giusta sulle pietre, i volti anziani, gli scorci, la nostalgia come tono obbligatorio. La fotografia può fare anche altro, può non limitarsi a porre interrogativi o a confermare stereotipi: può spostare l’attenzione dove nessuno la stava mettendo, mostrare un dettaglio che non conferma niente, contraddire ciò che il luogo era stato “incaricato” di dire. Problematizza, invece di illustrare. È in quei momenti che smette di essere una conferma e diventa un attrito, e l’attrito è la cosa più utile che si possa consegnare a un archivio. Quel che passa continua a passare, ma qualcosa si ferma. Queste immagini restano a Polla, a disposizione di chi ci vive e di chi verrà dopo: non per confermare l’idea che il paese ha di sé, né quella che se ne fa chi arriva da fuori, ma per tenerle entrambe aperte.”