La vicenda delle autoclavi destinate agli ospedali di Eboli e Nocera inizia nel giugno 2023, con la gara d’appalto bandita dall’ASL Salerno. Il contratto viene firmato a dicembre dello stesso anno e le apparecchiature entrano in funzione nell’ottobre 2024.
Fin da subito emergono gravi criticità: guasti e malfunzionamenti ricorrenti richiedono continui interventi di manutenzione, provocando prolungati fermi macchina. Nel solo primo semestre di funzionamento delle due autoclavi di Eboli si registrano 34 richieste di assistenza. Successivamente, la Direzione di Anestesia e Rianimazione segnala circa 60 interventi senza mai ottenere un ripristino stabile dell’affidabilità.
Nel febbraio 2026, il Direttore dell’Esecuzione del Contratto (DEC) quantifica 876 ore di ritardo negli interventi, 594 ore per la risoluzione dei guasti e 74 giorni totali di fermo macchina, proponendo una prima stima delle penali per oltre 23.800 euro.
Le trattative fallite e il blocco totale ad agosto 2026
Già nell’agosto 2025 la società fornitrice aveva proposto la sostituzione delle autoclavi di Eboli, ma l’operazione non è mai stata realizzata. Nel maggio 2026 giunge una nuova proposta per sostituire le due autoclavi da 6 UdS. L’ASL concede 30 giorni lavorativi, fissando il termine ultimo al 17 luglio. Alla verifica del 20 luglio, tuttavia, la sostituzione non risulta effettuata e la società non si presenta.
Anche il tentativo successivo si rivela un fallimento: il 4 agosto nessun tecnico si presenta all’ospedale di Eboli. Tra il 10 e il 12 agosto arriva il dato più preoccupante: secondo il DEC, tutte e quattro le autoclavi risultano contemporaneamente fuori uso.
Rescissione del contratto e garanzie escusse
A fronte di un grave, reiterato e persistente inadempimento evidenziato da RUP e DEC, l’ASL Salerno decide di rompere il contratto tramite la delibera numero 1563 pubblicata all’albo pretorio. L’Azienda Sanitaria si riserva ulteriori accertamenti su penali, danni e maggiori costi sostenuti, valutando anche l’escussione della garanzia definitiva pari a 29.952 euro.
Il nodo della sicurezza e le verifiche tecniche
Resta ora da chiarire l’aspetto più delicato: le apparecchiature sono ancora a norma? Dal provvedimento non emerge che le autoclavi siano state dichiarate esplicitamente “fuori norma”, ma manca anche una certificazione che ne attesti la piena affidabilità e utilizzabilità.
Al contrario, l’ASL stabilisce che ogni eventuale e ulteriore utilizzo dovrà essere subordinato a rigide verifiche tecniche e di sicurezza, oltre alla convalida del processo di sterilizzazione. Allo stato attuale degli atti, non è possibile affermare che le apparecchiature siano regolarmente utilizzabili: saranno solo i controlli tecnici a stabilire se potranno continuare a funzionare in sicurezza o se dovranno essere messe definitivamente fuori servizio e sostituite.
I dubbi sui tempi della burocrazia
Resta infine il nodo delle tempistiche. I primi problemi erano emersi poco dopo l’avvio delle macchine e la prima proposta di sostituzione risaliva all’agosto 2025, ma la risoluzione formale è giunta soltanto nell’agosto 2026.
L’ASL richiama le contestazioni formali, il contraddittorio avviato con la società e i diversi termini concessi per consentire l’adempimento. Una domanda, tuttavia, resta inevitabile: era davvero necessario attendere decine di interventi, 74 giorni di blocco e il fermo contemporaneo di tutti gli impianti prima di interrompere il rapporto? La priorità assoluta ora è garantire la continuità e la sicurezza dei processi di sterilizzazione all’interno dei presidi ospedalieri.

