Il calo demografico e la conseguente contrazione della natalità nella provincia di Salerno stanno accelerando la riorganizzazione della rete di assistenza materno-neonatale. Una ristrutturazione che, secondo il Nursind provinciale, rischia di penalizzare pesantemente il servizio sanitario pubblico. Il sindacato delle professioni infermieristiche punta il dito contro le politiche di ridimensionamento dei punti nascita pubblici, evidenziando il contrasto con il mantenimento dei budget destinati alle strutture private accreditate. La richiesta fondamentale è quella di riallocare i volumi di attività prioritariamente negli ospedali del territorio per garantire standard elevati e sicurezza senza svuotare di risorse la sanità pubblica.
Tagli al pubblico e gestione dell’emergenza
La diminuzione costante delle nascite impone indubbiamente una concentrazione delle competenze per mantenere volumi di attività idonei ai criteri di sicurezza. Tuttavia, la risposta delle istituzioni non può tradursi nella chiusura o nel depotenziamento dei presidi pubblici, le uniche strutture tenute a garantire l’assistenza h24 nelle situazioni di emergenza-urgenza e nella gestione dei casi clinici più complessi. Secondo l’analisi del sindacato, destinare risorse al circuito privato finisce per sottrarre casistica ed esperienza alla rete pubblica.
«Non si può utilizzare il calo demografico come scusa per ridimensionare la presenza dello Stato sul territorio e impoverire i nostri presidi ospedalieri», dichiara Biagio Tomasco, segretario generale del Nursind provinciale. «Le regole e i parametri di sicurezza stabiliti a livello nazionale devono valere per tutti, senza eccezioni o corsie preferenziali per il privato accreditato. Chiediamo che la Regione e i vertici sanitari aprano immediatamente un tavolo di confronto e avviino un’analisi rigorosa sui reali fabbisogni della popolazione, mettendo al centro il rafforzamento della sanità pubblica e la tutela della salute delle donne e dei nascituri».
La salvaguardia dei territori periferici e la sicurezza del parto
La programmazione della rete di assistenza deve necessariamente tenere conto delle specificità geografiche del territorio salernitano, evitando di isolare aree particolarmente disagiate come il Cilento, il Vallo di Diano e la Piana del Sele. La proposta della sigla sindacale mira a una ridistribuzione interna dell’attività per consentire a tutti i presidi pubblici di raggiungere i requisiti normativi.
«I numeri parlano chiaro: ridistribuendo in modo virtuoso le attività all’interno della sola rete pubblica, tutti gli ospedali salernitani potrebbero raggiungere e superare agevolmente gli standard previsti per garantire la massima sicurezza nei parti», spiega Adriano Cirillo, segretario amministrativo del Nursind Salerno. «Servono investimenti concreti nelle strutture e nelle tecnologie, ma soprattutto occorre potenziare e mettere in sicurezza i presidi di prossimità e i servizi di trasporto protetto materno e neonatale, affinché a nessuna donna venga negato il diritto di partorire in sicurezza vicino a casa».
Carenza di personale e la richiesta di un piano di assunzioni
Un altro nodo cruciale riguarda la carenza strutturale di organico che affligge le unità operative di ostetricia e ginecologia della provincia. Le condizioni lavorative attuali, caratterizzate da forte stress e turni gravosi, rendono non più procrastinabile un intervento strutturale sulle risorse umane.
«Prima di qualsiasi riorganizzazione o redistribuzione dei volumi di lavoro è indispensabile un piano straordinario di assunzioni vincolante e preventivo», afferma Giovanni Aspromonte, coordinatore per il Nursind provinciale presso l’Asl Salerno. «Gli operatori sanitari nei reparti di ostetricia e ginecologia lavorano da troppo tempo in condizioni di forte stress e con turni gravosi. Non accetteremo alcuna decisione calata dall’alto o mobilità coatta del personale senza un preventivo confronto e senza garanzie precise sulla copertura h-24 di tutti i servizi fondamentali. Chiediamo la sospensione immediata di ogni ulteriore depotenziamento dei punti nascita pubblici in attesa di un’istruttoria pubblica e trasparente».

