Chi era San Gennaro: storia, origini e martirio del patrono di Napoli, venerato anche nel Cilento

Scritto il 19/09/2026
da Concepita Sica

Scopri la storia di San Gennaro, dalle origini beneventane al martirio a Pozzuoli, fino al culto delle reliquie e al mistero della liquefazione del sangue

San Gennaro nasce a Benevento il 21 aprile del 272, sebbene alcune fonti storiche indichino Napoli come sua città natale. Il nome deriva dal latino Ianuarius, consacrato al dio bifronte Giano, ed era solitamente attribuito ai bambini nati nel mese di gennaio. Le informazioni biografiche giunte fino a noi sono estremamente scarse e non permettono una ricostruzione dettagliata della sua esistenza, eccezion fatta per il resoconto del suo martirio tramandato da cinque differenti fonti documentarie.

L’arresto e la condanna a morte

Il martirio si colloca all’inizio del quarto secolo, durante la sanguinosa persecuzione dei cristiani voluta da Diocleziano. Il vescovo beneventano si era recato a Pozzuoli in visita ai fedeli e per intercedere in favore dell’amico Sossio, diacono di Miseno imprigionato dal governatore della Campania, Dragonio. La ferma professione di fede del vescovo scatenò l’ira del governatore, che ordinò l’arresto immediato di Gennaro e dei suoi compagni, condannandoli alla damnatio ad feras, ovvero alla pena di essere sbranati dalle belve nel corso dei giochi circensi.

Il supplizio alla Solfatara di Pozzuoli

La condanna iniziale fu sospesa, secondo la tradizione a causa di un evento miracoloso che vide le belve inginocchiarsi di fronte ai condannati dopo la benedizione del santo, oppure per timore di rivolte popolari. Dragonio ordinò allora la decapitazione. Il diciannovesimo settembre del 305 i prigionieri furono condotti nei pressi del Forum Vulcani, l’attuale solfatara di Pozzuoli, dove subirono l’esecuzione capitale. Fonti vaticane aggiungono dettagli suggestivi, come il racconto della pia donna Eusebia che raccolse il sangue del martire in due ampolle.

La storia delle reliquie e il culto

Il culto di San Gennaro è storicamente attestato a partire dal quinto secolo con la prima traslazione delle reliquie dall’Agro Marciano alle catacombe napoletane di Capodimonte. Nel corso dei secoli le spoglie subirono diversi trasferimenti a Benevento e all’Abbazia di Montevergine, prima del definitivo ritorno a Napoli. Per custodire il capo e le ampolle con il sangue, Carlo secondo d’Angiò fece realizzare nel tredicesimo secolo un prezioso busto reliquiario in argento dorato, oggi conservato nella sfolgorante Cappella del Tesoro all’interno del Duomo.

Il miracolo della liquefazione del sangue

La prima testimonianza documentale della liquefazione del sangue risale al diciassettesimo giorno di agosto del mille trecento ottantanove, annotata nel Chronicon Siculum durante una processione per una grave carestia. Il prodigio si ripete tradizionalmente tre volte l’anno: il sabato che precede la prima domenica di maggio, il diciannovesimo giorno di settembre e il sedicesimo giorno di dicembre. Nella cultura popolare campana l’avvenimento è considerato di buon augurio, mentre la mancata liquefazione viene storicamente associata a presagi negativi.

La devozione popolare e la festa a Gorga Cilento

Il legame profondo tra la Campania e il suo santo patrono si estende ben oltre i confini del capoluogo, come dimostra la storica e partecipata festa patronale celebrata a Gorga Cilento, frazione di Stio. In questa comunità il culto vanta origini millenarie che risalgono all’undicesimo secolo. Ogni fine estate il borgo si raccoglie in preghiera e canti tradizionali durante la processione per le vie del paese.

Durante la tanto attesa processione per le vie del caratteristico paese, devoti cori intonano inni di ringraziamento e di lode in onore dell’amato protettore:

“San Gennaro protettore

Io ti dono questo cuore

Ed accettalo con amore

Per il tuo e mio Gesù.

Viva San Gennaro evviva

Viva San Gennaro evviva

E prega per noi Gesù”.