San Matteo, l’appello dell’Arcivescovo Bellandi: la festa sia occasione di cambiamento

Scritto il 21/09/2026
da Ernesto Rocco

L'Arcivescovo di Salerno Andrea Bellandi alla vigilia di San Matteo: un messaggio di pace, lavoro e vicinanza ai giovani per la comunità salernitana

Salerno si prepara a vivere i giorni più intensi dell’anno in onore del suo Santo Patrono. Alla vigilia dei festeggiamenti, l’Arcivescovo della diocesi di Salerno-Campagna-Acerno, Monsignor Andrea Bellandi, ha affidato il suo messaggio alla città attraverso una toccante lettera aperta rivolta direttamente a san Matteo, custodito nella Cattedrale. Un momento di riflessione profonda che unisce la tradizione secolare della festa a un forte appello al rinnovamento sociale, alla pace e alla vicinanza verso le fasce più deboli della comunità.

La festa come incontro e superamento della rassegnazione

La ricorrenza di san Matteo non deve esaurirsi in una mera ripetizione folkloristica, ma rappresentare una vera occasione di cambiamento interiore e collettivo. L’Arcivescovo ha richiamato l’episodio evangelico della chiamata del pubblicano, seduto al banco delle imposte e prigioniero di una vita di interessi materiali.

«Gesù ti vide seduto al banco delle imposte […] e ti disse: “Seguimi”. E tu, subito, ti sei alzato e lo hai seguito», ha ricordato Bellandi, sottolineando come lo sguardo di Cristo non si sia fermato alle colpe del passato ma abbia intravisto un nuovo futuro.

Da qui l’invito a liberarsi da ogni forma di rassegnazione, ritrovando il coraggio di sperare e di ripartire a tutti i livelli.

L’appello per la pace e il rifiuto dei conflitti quotidiani

Nel messaggio trova ampio spazio il tema della pace, in un momento storico segnato da guerre e tensioni internazionali. L’invito della Chiesa salernitana è a non abituarsi alla logica delle armi e della distruzione. Bellandi ha chiesto l’intercessione del Santo affinché venga disarmata l’aggressività dei potenti, ricordando tuttavia che la costruzione della pace parte dalle relazioni di ogni giorno.

«Non possiamo domandare ai popoli ciò che non siamo disposti a vivere nelle nostre relazioni», ha ammonito l’Arcivescovo, invitando a superare le piccole guerre quotidiane fatte di parole dure, giudizi e rivalità.

Economia giusta e attenzione al futuro dei giovani

Lo sguardo si è poi spostato sulle difficoltà socio-economiche del territorio. Con un chiaro riferimento al passato di san Matteo, conoscitore del denaro, è stato lanciato un monito contro la mercificazione del profitto e l’indigenza dei più fragili. L’Arcivescovo ha invocato lavoro dignitoso, legalità e vicinanza alle famiglie, agli imprenditori onesti, agli artigiani e ai pescatori.

Un’attenzione particolare è stata riservata ai giovani, spesso costretti a lasciare il territorio per studiare o lavorare. La richiesta alla comunità è di non lasciarli soli, offrendo loro punti di riferimento solidi e la certezza di non essere definiti dai propri errori o dalle difficoltà del momento.

Una Chiesa aperta e vicina ai bisognosi

Infine, l’esortazione a vivere l’esperienza ecclesiale come una casa dalle porte aperte, rifuggendo l’individualismo e le gelosie interne. La celebrazione e la devozione esteriore, secondo il presule, perdono di significato se separate dalla carità concreta verso i poveri e i sofferenti.

«Non possiamo onorare le tue reliquie e ignorare il corpo sofferente di Cristo presente nei poveri», ha concluso Monsignor Bellandi, esortando l’intera diocesi a rialzarsi dall’indifferenza e a camminare unita nell’unica speranza.