Il ventuno settembre rappresenta una data speciale per Salerno, un giorno in cui la città si ferma per onorare il proprio patrono, San Matteo. Riaffiorano le tradizioni, i canti popolari e un senso di profonda appartenenza a una comunità dal forte legame identitario. Nonostante le limitazioni imposte dalle restrizioni sanitarie, la devozione dei salernitani resta salda e viva.
Il legame storico con il Cilento
Quello che non tutti sanno è che il culto di San Matteo affonda radici profonde anche nel vicino Cilento, in particolare a Casal Velino Marina. È in questo territorio che, secondo antiche testimonianze, sorgeva un’area compresa tra due fiumi, l’Alento e un corso d’acqua minore, dove si trovava un luogo di culto intitolato a San Matteo, noto come “San Matteo ad duo flumina”.
Dalla predicazione al martirio
La figura dell’apostolo, chiamato da Gesù mentre era seduto al banco delle imposte, si muove tra testimonianze storiche e racconti leggendari. Dopo aver predicato in Etiopia, le circostanze della sua morte presentano versioni differenti. Alcune fonti parlano di un decesso naturale, mentre la Legenda Aurea di Jacopo da Varagine narra di un martirio: il santo sarebbe stato ucciso con una spada durante la celebrazione liturgica per essersi opposto alle nozze imposte dal re Irtaco con la vergine Ifgenia.
Il viaggio millenario delle reliquie
Le spoglie dell’apostolo furono protagoniste di un lungo e rocambolesco trasferimento. Dopo un periodo di custodia in Bretagna, giunsero nel Cilento grazie al comandante romano Gavino, originario di Velia. Per secoli furono oggetto di venerazione, fino a quando se ne persero le tracce a causa di conflitti bellici e calamità naturali.
La svolta avvenne nel novecentocinquantaquattro dopo Cristo quando, secondo la tradizione agiografica, il santo apparve in sogno a Pelagia, madre del monaco Atanasio, svelando il punto esatto della sepoltura. Atanasio rinvenne il corpo e, fallito il tentativo di trasferirlo in Oriente, lo custodì in un edificio sacro della zona.
Il percorso delle reliquie proseguì verso Capaccio, ma i portatori, stremati dalla fatica, fecero una sosta a Rutino. Qui la leggenda narra di un’improvvisa sorgente, nota ancora oggi come la fonte di San Matteo, che offriste ristoro ai viaggiatori. Per disposizione del principe longobardo, le spoglie raggiunsero infine Salerno, trovando collocazione prima nella chiesa di Santa Maria degli Angeli e, dal milleottantaquattro, nel Duomo cittadino.
Il ritorno a Casal Velino e il cammino devozionale
Nel duemiladiciassette, dopo oltre un millennio, le reliquie del santo fecero ritorno temporaneo a Casal Velino, regalando un momento di intensa commozione alla popolazione locale. L’anno successivo è stato inaugurato il Cammino di San Matteo, un itinerario spirituale ed escursionistico lungo duecentotrenta chilometri che collega ventidue comuni, ripercorrendo i luoghi storici del passaggio delle sacre spoglie. La rilevanza di questi luoghi ha ricevuto anche l’attenzione di Papa Francesco, che ha definito la cappella di Casal Velino un sito di particolare interesse.

