L’accesso alle cure mediche di base per le persone senza fissa dimora in Campania compie un passo decisivo verso l’approvazione definitiva. La proposta di legge regionale che garantisce l’assistenza sanitaria primaria a chi è privo di residenza anagrafica ha incassato il doppio parere favorevole all’unanimità sia dalla V Commissione Sanità sia dalla II Commissione Bilancio e Finanza, passando ora direttamente all’esame dell’Aula.
Un nuovo quadro normativo per il diritto alla salute
Attualmente, chi vive senza fissa dimora si trova escluso dall’iscrizione al medico di medicina generale, trovando nel pronto soccorso l’unico presidio disponibile per qualsiasi necessità clinica. Il testo normativo, promosso dal consigliere regionale del Partito Democratico Francesco Picarone, punta a colmare questo vuoto strutturale estendendo le tutele a tutto il territorio regionale, comprese le province di Salerno, Caserta, Avellino e Benevento, e superando la frammentazione delle precedenti disposizioni nazionali.
I dati epidemiologici e l’emergenza sociale
I numeri fotografano una realtà complessa sul territorio campano. Sulla base del censimento ISTAT “Tutti contano” risalente al gennaio 2026, la sola città di Napoli registra 1,029 persone senza dimora, di cui il 55% vive direttamente in strada. Allargando lo sguardo all’intera regione, la stima complessiva oscilla tra 1,500 e 2,000 persone.
Il divario in termini di aspettativa di vita rappresenta l’indicatore più drammatico di questa emarginazione: l’età media di chi muore in strada si attesta a 46,3 anni, a fronte degli 81,9 anni della popolazione generale, evidenziando una differenza di oltre trentacinque anni legata all’esclusione dai percorsi di prevenzione e cura.
Dal provvedimento nazionale alla misura strutturale campana
La normativa statale, identificata con la legge numero 176 del 18 novembre 2024, aveva introdotto un programma sperimentale biennale per il biennio 2025-2026 circoscritto alle sole quattordici città metropolitane italiane, supportato da un fondo di un milione di euro. Per il territorio napoletano, la quota stimata si attesta tra gli 80,000 e i 100,000 euro annui, una cifra ritenuta limitata rispetto alle reali necessità assistenziali.
La proposta campana trasforma questa sperimentazione temporanea in un intervento strutturale e permanente, ampliando il perimetro applicativo dall’ambito metropolitano a tutte le province della regione.
Sostenibilità economica e impatto sul servizio sanitario
Oltre alla valenza etica, la legge introduce un modello di gestione economicamente efficiente. La presa in carico tramite il medico di famiglia consente la prevenzione e il monitoraggio costante di patologie croniche come diabete, malattie cardiovascolari e problemi polmonari, alleggerendo la pressione sui reparti di emergenza.
Un accesso al pronto soccorso genera un costo stimato tra i 180 e i 220 euro per singolo episodio, mentre la quota capitaria annua per l’assistito affidato al medico di medicina generale si ferma a 44-45 euro. Secondo le stime, la riduzione degli accessi impropri produrrà un risparmio stimato in circa 400,000 euro all’anno per il servizio sanitario regionale, rendendo la misura economicamente autosufficiente fin dal primo anno di applicazione.
«Questa proposta nasce da un ascolto diretto delle realtà che ogni giorno operano a fianco delle persone senza dimora», ha dichiarato il consigliere Francesco Picarone. «Le audizioni del terzo settore in Commissione Sanità hanno confermato ciò che i dati già ci dicevano: l’esclusione dalle cure primarie non è solo un’ingiustizia, è anche una scelta irrazionale dal punto di vista sanitario ed economico. La Campania sceglie oggi di essere una regione in cui nessuno rimane fuori dal sistema.»
La copertura finanziaria dell’intervento è quantificata in 300,000 euro all’anno per il triennio 2026-2028, risorse già formalmente autorizzate dalla Direzione Bilancio a valere sulla Missione 13, Programma 1 relativa ai livelli essenziali di assistenza.

