Agropoli, tentato omicidio di una donna sul Lungomare: condannato a otto anni di reclusione

Scritto il 30/09/2026
da Ernesto Rocco

Condannato a otto anni e due mesi l'uomo di Perdifumo accusato del tentato omicidio di una donna sul lungomare di Agropoli.

Il Tribunale di Vallo della Lucania ha emesso la sentenza di primo grado per l’aggressione avvenuta sul Lungomare San Marco di Agropoli la scorsa primavera. Il Giudice dell’udienza preliminare Valerio Ragucci ha condannato a otto anni e due mesi di reclusione un uomo originario di Perdifumo, accusato del tentato omicidio di una donna straniera. Il procedimento si è svolto con il rito abbreviato. Secondo quanto ricostruito dagli inquirenti, la brutale violenza sarebbe scattata in seguito al rifiuto della vittima di cedere a un rapporto sessuale. L’aggressore avrebbe tentato di strangolarla utilizzando un cavo elettrico, colpendola ripetutamente al volto e alla testa prima dell’intervento che ha evitato il tragico epilogo.

I dettagli del procedimento e la strategia difensiva

Nelle prime fasi dell’inchiesta, coordinata dalla Procura che aveva chiesto il giudizio immediato per i fatti risalenti allo scorso 2 maggio ad Agropoli, il G.I.P. Giuseppe Saponiero aveva già provveduto a derubricare il reato principale da tentato femminicidio a tentato omicidio. Le motivazioni della sentenza verranno depositate entro trenta giorni. Successivamente, i legali della difesa, gli avvocati Antonio Mondelli e Mattia Di Maio, esamineranno il provvedimento per decidere se presentare appello o usufruire dell’ulteriore riduzione di un sesto prevista dal rito abbreviato, misura che porterebbe la condanna a sei anni e nove mesi.

Sul risultato processuale ottenuto, l’avvocato Antonio Mondelli ha dichiarato: “Il processo, come già più volte ribadito, è stato ampiamente affrontato nella fase delle indagini preliminari cosicché dall’originaria imputazione che prevedeva decenni di carcere allo stato siamo riusciti ad ottenere l’obiettivo prefissato di rimanere al di sotto della pena che consente di poter accedere a misure alternative alla detenzione carceraria. L’uscita dal carcere, quindi, del nostro assistito appare sempre più vicina.”