Eboli, stop al tempio crematorio: il commissario revoca il progetto

Scritto il 09/10/2026
da Antonio Elia

Il commissario straordinario di Eboli revoca la dichiarazione di pubblico interesse per il tempio crematorio: azzerato il progetto da 2,5 milioni.

Si ferma ufficialmente il progetto per la realizzazione di un impianto crematorio all’interno del cimitero comunale di Eboli. Il commissario straordinario Gaetano Tufariello, agendo con i poteri della Giunta comunale, ha disposto la revoca della dichiarazione di pubblico interesse che, nel marzo 2025, aveva dato il via libera all’iniziativa in finanza di progetto (project financing).

La decisione pone fine all’iter amministrativo avviato per valutare la costruzione e la gestione della struttura, un intervento che prevedeva un investimento complessivo di 2 milioni e 505 mila euro. Alla base del provvedimento vi sono le criticità emerse durante l’istruttoria tecnica e il venir meno dell’interesse pubblico alla realizzazione dell’opera, anche alla luce delle mutate esigenze dell’amministrazione locale.

Le due proposte presentate per il cimitero di Eboli

La proposta iniziale era stata presentata il 19 novembre 2024 dalla società DAC Company srls, in qualità di capogruppo, insieme allo studio di ingegneria ISAAC dell’ingegnere Alfonso Carrella. L’iniziativa prevedeva la realizzazione di un impianto crematorio nell’area cimiteriale, all’interno di una struttura disposta su due livelli alle spalle della chiesa.

Il piano includeva due linee di cremazione, una sala del commiato, uno spazio per la restituzione delle urne, uffici amministrativi, celle frigorifere, servizi igienici e locali tecnici. Il disegno d’opera integrava inoltre un giardino delle rimembranze e interventi specifici sulla viabilità di accesso nel settore sud-est.

Secondo la scheda tecnica, l’impianto avrebbe potuto gestire tra le 3.000 e le 4.000 cremazioni all’anno. Il progetto contemplava anche un sistema di filtraggio delle emissioni e opere di ampliamento per l’area cimiteriale.

Nel marzo 2025, con la deliberazione di Giunta comunale numero 61, l’amministrazione aveva espresso un indirizzo favorevole all’avvio della procedura, dichiarando la fattibilità della proposta e il relativo pubblico interesse.

Successivamente, tramite avviso pubblico, l’ente aveva aperto alla possibilità di presentare progetti alternativi da parte di altri operatori economici. Alla scadenza del 27 maggio 2025 erano giunte due candidature: la proposta di DAC Company, con il previsto coinvolgimento di altre società, e quella della società Italgeco S.c.a.r.l.

Le criticità emerse durante l’istruttoria tecnica

Il percorso procedurale si è arrestato nella fase di valutazione. La relazione istruttoria del 4 dicembre 2025, firmata dal responsabile dell’area Lavori pubblici e responsabile unico del progetto, l’ingegnere Giovanni Cannoniero, ha formulato un parere tecnico negativo sulle proposte presentate.

In particolare, come riportato nel testo della deliberazione, i progetti non risultavano coerenti con i criteri di localizzazione stabiliti dalla Regione Campania per la realizzazione degli impianti crematori. Si evidenziavano inoltre disallineamenti rispetto agli obiettivi prioritari dell’amministrazione, tra cui l’ampliamento dei campi cimiteriali e delle aree di sosta, interventi considerati urgenti vista la marcata carenza di posti per sepolture, cappelle, tombe e loculi.

La scelta della proposta vincente non era stata ancora formalizzata e la gara pubblica per l’affidamento della concessione non era mai stata indetta. La procedura versava dunque in una fase meramente preliminare, senza che i soggetti promotori avessero maturato un diritto definitivo alla realizzazione dei lavori.

La revoca in autotutela senza indennizzi

Nel provvedimento approvato l’8 ottobre, il commissario straordinario ha stabilito che le nuove priorità dell’ente locale, unitamente ai limiti progettuali riscontrati, abbiano fatto venire meno l’attualità dell’interesse pubblico per la costruzione del crematorio.

La revoca, adottata in autotutela ai sensi della legge 241 del 1990, determina la decadenza degli effetti della precedente deliberazione del marzo 2025 e blocca l’avvio della gara d’appalto previsti dal Codice dei contratti pubblici.

L’atto chiarisce infine che non sussistono obblighi di indennizzo a favore dei soggetti proponenti, né tantomeno il rimborso delle spese di progettazione sostenute: la procedura concorsuale non è stata infatti mai celebrata e la prima dichiarazione di pubblico interesse non aveva conferito posizioni giuridiche consolidate o vantaggi definitivi.