Un tuffo di quasi 2.500 anni fa che torna a far discutere, e questa volta lo sguardo si sposta dalle sale del Museo di Paestum al porto di Agropoli. A lanciare la suggestione è Gabriel Zuchtriegel, direttore del Parco archeologico di Pompei ed ex direttore del Parco archeologico di Paestum, intervenuto ad Agropoli per la presentazione del suo libro “Quando gli dei lasciarono il mondo”.
Davanti al panorama del porto cilentano, l’archeologo ha ricordato il suo legame con questo territorio e ha condiviso un’intuizione legata a uno dei reperti più celebri del patrimonio archeologico europeo: la Tomba del Tuffatore.
«Guardando lo scenario del porto di Agropoli mi è venuta in mente la tomba del tuffatore», ha spiegato Zuchtriegel. «Secondo me c’è una buona probabilità che questo è un paesaggio reale ed è quello qui del tuffatore che si lancia in una prova di coraggio che facevano i giovani, nell’ottica di questo amore pedagogico greco».
Il capolavoro di Paestum
La Tomba del Tuffatore, scoperta nel 1968 nella necropoli di Tempa del Prete, a sud di Paestum, risale al 480-470 a.C. circa. È considerata uno dei rarissimi esempi di pittura greca di epoca arcaica giunti fino a noi. Sulla lastra di copertura è raffigurato un giovane che si tuffa da una struttura verso uno specchio d’acqua. Sulle pareti laterali sono dipinte scene di banchetto e di simposio.
Nel corso dei decenni l’immagine è stata letta in molti modi: metafora del passaggio dalla vita alla morte, simbolo dell’aldilà, ma anche rappresentazione di un momento reale della vita dei giovani aristocratici. Proprio quest’ultima lettura trova nelle parole di Zuchtriegel un nuovo spunto. Il tuffo come prova di coraggio, inserita nel quadro del rapporto educativo tra adulti e giovani nel mondo greco, e quel mare e quella costa che potrebbero non essere frutto di fantasia, ma uno scorcio riconoscibile, quello che oggi si ammira dal porto di Agropoli.
Agropoli e Paestum
Il direttore ha poi sottolineato l’importanza di Agropoli per la storia di Paestum. Zuchtriegel condivide l’ipotesi che sotto il castello medievale che domina la città potrebbe trovarsi il tempio di Nettuno, il dio del mare, a cui erroneamente è attributo uno dei templi paestani. Un’ipotesi che rafforza l’idea di un legame profondo tra la grande città magnogreca e il promontorio sul quale sorge oggi Agropoli, un luogo naturale d’approdo e di controllo della costa.
Le sue considerazioni, pur restando nell’ambito delle ipotesi, offrono nuovi spunti di riflessione sul ruolo di Agropoli nell’antichità e sul rapporto con il territorio di Paestum, un tema che potrebbe stimolare ulteriori approfondimenti da parte degli studiosi.
«Ci sarebbe molto da dire», ha concluso Zuchtriegel, lasciando intendere che la discussione è tutt’altro che chiusa. Per il Cilento e per Agropoli, l’idea che quello specchio di mare possa aver ispirato uno dei più grandi capolavori dell’arte antica è una suggestione destinata a far parlare.

