Schedati da Israele per il sit-in pro Palestina: la protesta del Cilento

Scritto il 16/10/2026
da Ernesto Rocco

Le associazioni del Cilento nella mappa della sorveglianza israeliana sulla protesta del 10 ottobre a Capaccio Paestum. La dura replica dei comitati

L’iniziativa pacifica promossa lo scorso sabato 10 ottobre in Piazza Santini a Capaccio Paestum è finita all’interno di un documento di monitoraggio e sorveglianza internazionale redatto da Israele sulle manifestazioni di protesta. Il report mappa complessivamente 357 eventi svoltisi in 39 Paesi, censendo nel dettaglio anche il presidio cilentano organizzato da Comitato Cilento-Palestina, Legambiente Paestum, Donne in Nero Cilento e Brigada nell’ambito della chiamata globale lanciata dalla Global Alliance for Palestine.

Nel dossier vengono specificati orari, coordinate geografiche precise, l’elenco delle sigle territoriali coinvolte e l’assegnazione di uno specifico “livello di rischio”. Un’attività di mappatura che i promotori locali denunciano come un tentativo mirato a criminalizzare la solidarietà e a bollare come minaccia le mobilitazioni civiche e antisioniste opposte al conflitto.

La dura replica delle associazioni del Cilento

Di fronte al censimento e alla schedatura dell’evento di Capaccio Paestum, le realtà associative del territorio hanno preso una posizione netta contro la gestione del dissenso e le politiche estere correnti.

“Questi documenti servono a colpire chi non si rassegna, ma non ci spaventano” – mettono in chiaro i promotori del presidio. “Ribadiamo con ancora più forza la nostra richiesta allo Stato italiano, alla Regione Campania e a tutte le istituzioni: interruzione immediata di qualsiasi tipo di rapporto commerciale, militare, accademico e industriale con lo Stato d’Israele. Troviamo inammissibile vedere i nostri governi blindare i segreti sulle forniture belliche e investire risorse pubbliche in armi e morte, mentre i territori, i salari e i servizi pubblici vengono tagliati e le condizioni di vita dei cittadini vengono massacrate dall’inflazione e dal carovita”.

Spese militari, carovita ed economia di guerra

La denuncia dei comitati cilentani va oltre l’episodio della sorveglianza e mette in correlazione le scelte geopolitiche con le ricadute economiche sui cittadini. Secondo gli organizzatori, l’imposizione del segreto di Stato sulla filiera delle armi e l’incremento della spesa bellica si riflettono direttamente sulle difficoltà quotidiane della popolazione, colpita dall’aumento dei beni di prima necessità e dalle crisi energetiche correlate.

La mobilitazione sul territorio è destinata a proseguire: le associazioni hanno annunciato nuove iniziative civiche per contrastare l’economia di guerra e chiedere il reindirizzamento delle risorse pubbliche verso la tutela del lavoro, i servizi sociali e il sostegno ai diritti fondamentali.