Ufficialmente è una questione di amicizia. Due vecchi compagni di strada, qualche incomprensione di troppo, il desiderio di mettersi alle spalle le ruggini. Poi, certo, intorno a un tavolo con due politici, si è parlato anche di politica. Che sorpresa.
È questa, in sintesi, la versione di Adamo Coppola sugli incontri “frequenti” con Franco Alfieri, ex sindaco di Capaccio Paestum. Una versione consegnata a un video sui social, per rispondere a chi gli contestava il riavvicinamento. E la contestazione non è di poco conto: per i contestatori, fu proprio Alfieri a orchestrare cinque anni fa la sfiducia di Coppola, per poi puntare su Roberto Mutalipassi come candidato. Il tipo di antefatto che, in genere, non si archivia con una stretta di mano e un caffè.
Eppure Coppola non smentisce nulla. Conferma gli incontri, rivendica l’amicizia, ammette che si è discusso anche di politica. Sul punto più scivoloso, l’ipotesi che il suo nome possa servire a sostituire l’attuale sindaco Mutalipassi, prende le distanze: non è questa la politica che vuole. Preferisce parlare di programmi per la città, non di poltrone. Una frase che suona bene, come tutte le frasi di questo genere, ma che è destinata a essere misurata nei fatti.
Cosa sappiamo, cosa no
Un paio di punti fermi ci sono. Coppola è pronto a rimettersi nell’agone politico. Il riavvicinamento con Alfieri è un dato di fatto. Tutto il resto è, per ora, materia di retroscena.
Che Coppola sia il candidato sindaco, come qualcuno sostiene, appare un’ipotesi remota. Altrettanto remota, però, sembra la possibilità che accetti di correre con l’amministrazione uscente al completo, accontentandosi di un ruolo da comprimario. La partita, insomma, è ancora in bilico. Ma nel quadro della maggioranza uscente qualcosa si sta muovendo, e chi finge di non accorgersene lo fa per convenienza.
Gli indignati di professione
Dopo le parole di Coppola sono insorti gli oppositori, soprattutto quelli che speravano in un accordo. Parlano di incoerenza, di sudditanza, di continui cambi di casacca. Argomenti legittimi, nessuno lo nega.
C’è però un dettaglio che rende la polemica un po’ meno cristallina: quegli stessi oppositori, se avessero ceduto alle avances, avrebbero incassato le stesse accuse. Con una differenza sostanziale, però. In quel caso il cambio di fronte sarebbe stato presentato come lungimiranza, responsabilità, senso della città. Si sa come funziona: la coerenza è sempre una virtù, soprattutto quando la pratica qualcun altro.
Il giudizio, alla fine, spetta agli elettori
Per onestà va detto che entrambe le letture hanno una loro dignità. Chi critica ha ragione a chiedere trasparenza su un riavvicinamento che cancella una frattura che sembrava netta. Chi difende Coppola può sostenere che la politica vive anche di riconciliazioni, e che non esistono inimicizie eterne ma solo interessi, e talvolta idee, che tornano a convergere.
La vera domanda non è se i due si siano rivisti, ma per fare cosa. Programmi, come dice Coppola, o equilibri? Una visione per la città o l’ennesimo riposizionamento in vista delle amministrative del 2027? Di certo oggi Alfieri è lontano dall’agone politico. Ma finché non arriveranno risposte chiare, la città continuerà a guardare questo tavolo da lontano, con la curiosità di chi sa che le amicizie, in politica, hanno sempre un secondo fine. Dichiarato o meno.

