Processo Alfieri, nuova udienza a Vallo della Lucania: parola alla difesa

Scritto il 29/10/2026
da Maria Emilia Cobucci

Nuova udienza presso il Tribunale di Vallo della Lucania del processo che vede tra i principali coinvolti l'ex sindaco e presidente della provincia di Salerno Franco Alfieri

Dopo la requisitoria tenuta la scorsa settimana dal Procuratore Capo del Tribunale di Vallo della Lucania, Francesco Rotondo, nell’ambito del processo che vede imputato Franco Alfieri per presunte irregolarità nelle gare d’appalto relative alla pubblica illuminazione, questo pomeriggio è stata la volta della difesa.

A prendere la parola è stato l’avvocato Cecchino Cacciatore, legale di Andrea Campanile, capostaff dell’allora Sindaco di Capaccio Paestum, Franco Alfieri. Un’arringa durata circa quattro ore, nel corso della quale il legale ha ripercorso in modo dettagliato date, avvenimenti e circostanze che riguardano il suo assistito.

Le contestazioni della difesa alle tesi dell’accusa

“Aspettavamo da un po’ di tempo questo momento: è stato uno sforzo notevole, dovuto anche all’ingiustizia dell’accusa che tentiamo di contrastare con tutte le forze che abbiamo”, ha affermato l’avvocato Cacciatore.

“Sono state molte le suggestioni sulle quali l’accusa ha fondato la sua requisitoria finale. Noi abbiamo contestato punto per punto – attraverso date, documenti, fatti e circostanze – ogni elemento emerso. Siamo certi che il Tribunale terrà conto di questo approccio e siamo fiduciosi in una decisione favorevole”, ha aggiunto il difensore.

Il nodo della messaggistica e l’errore sulla datazione

Durante l’arringa conclusiva, l’avvocato Cacciatore si è soffermato a lungo sulla messaggistica intercorsa il 7 dicembre 2022 tra Andrea Campanile e Alfonso D’Auria, considerata dall’accusa un elemento centrale per configurare il reato di turbata libertà degli incanti.

“Uno dei tanti errori madornali che abbiamo messo in evidenza riguarda proprio questo messaggio del 7 dicembre 2022. Nel corso delle indagini è stato ritenuto altamente sospetto perché retrodatato di un anno, al 7 dicembre 2021, ovvero prima che la gara e i progetti relativi alla società Dervit prendessero corpo. Si tratta invece di un messaggio scambiato a valle dell’approvazione del progetto, elemento che attribuisce alla conversazione un significato totalmente diverso”, ha spiegato l’avvocato.

Il ruolo del capostaff e i rapporti con la società Dervit

Secondo la tesi difensiva, anche i frequenti contatti con la società Dervit rientrano pienamente nelle ordinarie mansioni del capostaff, il cui compito era raccogliere segnalazioni e richieste provenienti dai cittadini.

“L’interlocuzione continua con la Dervit, frutto del ruolo svolto da Campanile come capostaff di Alfieri, è stata erroneamente interpretata come un’interazione illecita inerente ai progetti posti a base di gara. Le interlocuzioni che abbiamo preso in esame, tuttavia, sono tutte successive alla conclusione dei progetti e delle procedure di gara”, ha concluso il legale.