Tensione alle stelle nello scalo marittimo di Salerno, dove il braccio di ferro tra le maestranze portuali e i vertici dell’Autorità di Sistema Portuale del Mare Tirreno Centrale rischia di sfociare nel blocco totale delle attività. Allo scadere dei dieci giorni concessi come ulteriore tentativo di mediazione presieduto dal prefetto Francesco Esposito, i portuali della Compagnia Unica Lavoratori Porto (Culp) “Flavio Gioia” sono scesi nuovamente in piazza, unendosi alle manifestazioni degli studenti contro il carovita per dare forza alla propria protesta e annunciando una stretta decisiva.
Il nodo del contributo 199 e la trattativa spezzata
La vertenza ruota attorno all’erogazione del contributo previsto dall’articolo 199 del Decreto Rilancio (decreto legge 34/2020), uno strumento economico straordinario introdotto in epoca pandemica e poi prorogato fino a tutto il 2026 per sostenere i lavoratori a fronte del calo dei traffici merci, dei costi di gestione e degli adeguamenti di sicurezza. Il contributo garantisce 90 euro a dipendente per ogni giornata di lavoro in meno rispetto ai livelli del corrispettivo mese del 2019.
Mentre tutte le altre Autorità di sistema portuale d’Italia hanno attivato le risorse, la gestione del Tirreno Centrale lascia fuori solo gli scali di Salerno e Napoli. Un mancato accordo che ha spinto i portuali napoletani a raggiungere Salerno per una mobilitazione unitaria, affiancata anche da agricoltori e autotrasportatori nell’ambito dello sciopero generale.
A spiegare la gravità della situazione è Enzo D’Agostino, presidente della Cooperativa Unica Lavoratori del Porto “Flavio Gioia”:
«Appena giovedì scorso abbiamo ricevuto l’ennesimo diniego da parte dell’Autorità di sistema portuale per quanto riguarda la questione del contributo 199. Noi andiamo avanti e non ci fermiamo. Ho paura che saremo costretti a bloccare nuovamente il porto. Attendiamo quello che accadrà, altrimenti si blocca tutto».
Verso lo sciopero ad oltranza e l’interrogazione parlamentare
Le preoccupazioni non riguardano soltanto l’aspetto economico legato alle giornate di mancato avviamento al lavoro, ma una crisi di settore ben più ampia, alimentata dai rincari e dalle tensioni geopolitiche internazionali che si ripercuotono sulla logistica marittima. Un eventuale blocco dei varchi paralizzerebbe la movimentazione delle merci, causando pesanti ripercussioni sulle imprese portuali dell’intera regione.
A dar voce ai motivi della protesta è anche Lorenzo Cocchia, tra le maestranze della “Flavio Gioia”:
«Condividiamo con studenti e lavoratori la mobilitazione contro il riarmo e contro l’economia di guerra che ci sta affamando tutti. Nessuno è escluso da questi problemi e nemmeno gli operai portuali. Vogliamo mandare un messaggio forte contro le spese per le armi che tolgono fondi ai servizi essenziali per i cittadini».
La vertenza dei portuali di Salerno e Napoli ha ormai travalicato i confini locali ed è finita al centro del dibattito politico nazionale: sulla vicenda è stata presentata un’interrogazione parlamentare dal deputato di Alleanza Verdi e Sinistra, Franco Mari.

