L’abbraccio di un’intera nazione accompagna oggi l’ultimo viaggio di Simone Ruggia, Claudio Marchesi, Franco Adriano Zecchillo e Laura Procacci, i quattro militari italiani deceduti nel tragico schianto di un elicottero in Bosnia Erzegovina. Questa mattina, a Roma, si sono tenuti i funerali di Stato nella Basilica di Santa Maria degli Angeli e dei Martiri, alla presenza delle più alte cariche istituzionali.
Un dolore che attraversa tutto il Paese e che tocca da vicino anche Salerno, città d’origine del sergente Simone Ruggia. Trentasei anni, cresciuto nel quartiere Pastena, Ruggia aveva lasciato la sua città circa otto anni fa per motivi professionali, trasferendosi a Viterbo, dove prestava servizio presso il Primo Reggimento Aviazione dell’Esercito “Antares”. Un giovane sottufficiale descritto da amici e colleghi come solare, generoso e sempre disponibile. Amava il mare, le immersioni, la corsa e il ciclismo. Era legatissimo alla sua città, dove tornava appena possibile per riabbracciare familiari e amici. Si era sposato soltanto cinque mesi fa.
La tragedia durante la missione di pace Eufor Althea
La vita del sergente Ruggia, insieme a quella dei tre colleghi, si è spezzata il 29 ottobre, quando l’elicottero CH-47 Chinook sul quale viaggiavano è precipitato nei pressi di Brčko, nel nord-est della Bosnia Erzegovina. Il velivolo era impegnato nell’ambito della missione europea Eufor Althea, che opera per garantire stabilità e sicurezza nell’area balcanica. A bordo c’erano quindici persone: quattro hanno perso la vita, mentre undici sono rimaste ferite.
Una tragedia che ha profondamente scosso l’Italia. Le salme sono rientrate all’aeroporto di Ciampino accolte dal Presidente della Repubblica Sergio Mattarella, dalla Presidente del Consiglio Giorgia Meloni e dai vertici istituzionali e militari.
Le istituzioni e la comunità di Salerno per l’ultimo saluto
Oggi, nella Capitale, si è svolto l’ultimo saluto. Presenti alle esequie il Capo dello Stato, la Premier e i Presidenti di Senato e Camera, Ignazio La Russa e Lorenzo Fontana. A rappresentare ufficialmente la comunità salernitana è stato il vicesindaco Nino Savastano, accompagnato dal Gonfalone della città scortato dalla Polizia Municipale in alta uniforme.
Anche Salerno si è fermata per rendere omaggio al suo giovane concittadino. Il Comune ha proclamato il lutto cittadino, disponendo le bandiere a mezz’asta a Palazzo di Città. Nelle scuole e negli uffici pubblici cittadini, il ricordo si è tradotto in un minuto di silenzio: un momento di profondo raccoglimento per una tragedia che ha strappato alla vita quattro uomini impegnati al servizio del Paese e della pace.
L’omelia: “Quattro militari seminatori di germogli di pace”
Nella Basilica di Santa Maria degli Angeli e dei Martiri, i feretri sono stati accolti da un picchetto d’onore delle Forze Armate. Nel corso delle esequie solenni, monsignor Gian Franco Saba, ordinario militare per l’Italia, ha ricordato i quattro militari definendoli “seminatori di germogli di pace”.
Simone, Claudio, Franco Adriano e Laura, ha sottolineato l’arcivescovo nell’omelia, hanno scelto di dedicare la propria vita al servizio e alla fratellanza tra i popoli, mettendo le proprie competenze a disposizione dell’umanità e delle popolazioni più fragili. Un sacrificio che rappresenta un seme di speranza per la pace.

