Un palazzo del Seicento per la pace: l’eredità di una vita donata ai bimbi di Gaza

Scritto il 04/11/2026
da Ernesto Rocco

Un'anziana donna di Rocca Cilento vende la sua dimora storica del '600 per donare l'intero ricavato a Medici Senza Frontiere e sostenere i bambini di Gaza.

Un immobile intriso di storia e memoria familiare destinato interamente a chi oggi soffre le devastazioni del conflitto. A Rocca Cilento, piccolo borgo nel cuore del territorio cilentano, si consuma una vicenda d’amore ed enorme generosità. L’anziana proprietaria di una dimora storica del XVII secolo ha deciso di mettere sul mercato l’intero complesso per devolvere il ricavato a Medici Senza Frontiere, con un obiettivo chiaro: finanziare cure sanitarie e strutture di soccorso per i più piccoli nella Striscia di Gaza.

Un gesto straordinario che unisce la tutela del patrimonio architettonico locale alla grande solidarietà internazionale, ponendo al centro dell’iniziativa il valore sociale delle decisioni individuali.

La decisione dell’anziana proprietaria e l’impegno per l’infanzia

La scelta di Eugenia, la donna che ha scelto di alienare il proprio bene più prezioso per una causa umanitaria, nasce dalla consapevolezza profonda dell’emergenza sanitaria nei contesti di guerra. La volontà di incidere in modo diretto sull’assistenza medica si traduce in una precisa clausola d’intento per il momento in cui l’atto di compravendita verrà formalizzato.

“Tutto quello che ricavo dalla vendita di questa casa andrà a Medici Senza Frontiere per i bambini di Gaza. Quando andremo dal notaio, dovranno dirmi cosa vorranno poi farne di questi soldi: un ospedale o un’altra struttura, per non far morire più quei bambini”, racconta Eugenia all’Ansa.

Le parole della donna sottolineano il desiderio di trasformare la proprietà di famiglia in risorse concrete, capaci di garantire la sopravvivenza e l’assistenza sanitaria di base in una delle aree più martoriate dal conflitto.

Il ruolo dell’intermediazione e il valore del gesto altruistico

A raccogliere la sfida e ad accompagnare l’anziana proprietaria in questo delicato percorso di vendita è Francesco Pio Figliola, agente immobiliare specializzato in dimore di prestigio nel Cilento. Attraverso i propri canali social, il professionista ha voluto diffondere la testimonianza diretta di Eugenia, evidenziando come la compravendita immobiliare possa trasformarsi in un veicolo di speranza e solidarietà.

“Nella mia carriera ho avuto modo di conoscere tante persone e di occuparmi di immobili di grande valore, ma non mi era mai capitato di incontrare un gesto così importante. Sono profondamente colpito dalla scelta di questa signora, che ha deciso di trasformare il valore di un bene così personale, legato alla storia della sua famiglia, in una possibilità di aiuto per bambini che stanno vivendo una tragedia immensa. Per me è un onore poterla accompagnare in questo percorso e contribuire, attraverso il mio lavoro, a dare concretezza alla sua volontà. Credo che questa storia meriti di essere raccontata perché ci ricorda che, anche attraverso una decisione individuale, si può provare a fare la differenza nella vita degli altri”, dichiara Figliola in un video divenuto virale.

Storia, architettura e memoria nel cuore di Rocca Cilento

L’immobile oggetto della donazione è una struttura dal rilevante valore storico-architettonico. Il complesso si compone di un antico palazzo risalente al Seicento e di una cappella privata intitolata a San Giuseppe, la cui edificazione risale alla metà del XVIII secolo. Documenti storici confermano che nel 1751, nel corso di una visita pastorale, il vescovo diocesano registrò ufficialmente la presenza del luogo di culto, fortemente voluto dal marchese Granito.

Accanto all’architettura storica, l’area esterna conserva un forte valore simbolico ed emotivo. L’orto che circonda il palazzo ospita essenze arboree piantate decenni fa, tra cui un noce, un ciliegio e un albero di loti messo a dimora nel 1949 dal padre di Eugenia nel giorno delle sue nozze. Un patrimonio botanico e affettivo che testimonia il legame profondo con il territorio e che ora si avvia a trasformarsi in un’opportunità di rinascita per l’infanzia colpita dalla guerra.