Il Consiglio Comunale di Agropoli, guidato dal sindaco Roberto Mutalipassi, ha compiuto un passo decisivo nel percorso di valorizzazione del patrimonio pubblico. Con la deliberazione n. 73, l’assise ha approvato il regolamento composto da 16 articoli che disciplina i criteri e le modalità per la concessione in uso, a titolo gratuito o agevolato, dei beni immobili confiscati alla criminalità organizzata e trasferiti al patrimonio indisponibile del Comune campano.
L’intento dell’Amministrazione comunale è valorizzare tali immobili mediante l’affidamento in concessione a soggetti del Terzo Settore o ad altre realtà legittimate dalla normativa vigente. L’assegnazione, come precisato nel documento ufficiale, avverrà tassativamente tramite procedura ad evidenza pubblica, nel pieno rispetto dei principi di trasparenza,imparzialità, pubblicità, parità di trattamento e buon andamento dell’azione amministrativa.
Le finalità sociali e d’interesse pubblico dei beni immobili
I beni sottratti alle mafie saranno destinati al perseguimento di precise finalità di interesse pubblico e a impatto sociale sul territorio di Agropoli. Tra i settori prioritari rientrano:
- Inclusione sociale e contrasto alla povertà
- Promozione della cultura della legalità
- Attività educative, culturali e ricreative
- Sostegno e tutela delle fasce deboli della popolazione
- Inserimento lavorativo e servizi socio-assistenziali
- Tutela dell’ambiente e valorizzazione del territorio
- Iniziative e servizi rivolti ai giovani e alle famiglie
Soggetti ammessi, criteri di valutazione e durata della concessione
Il regolamento individua in modo preciso la platea dei potenziali concessionari. Possono presentare domanda di assegnazione:
- Enti del Terzo Settore iscritti al RUNTS (Registro Unico Nazionale del Terzo Settore)
- Cooperative sociali e Fondazioni
- Associazioni riconosciute e non riconosciute senza scopo di lucro
- Enti pubblici e altri soggetti previsti dalla normativa nazionale vigente
I progetti presentati saranno valutati da un’apposita commissione esaminatrice. La selezione terrà conto, tra gli altri aspetti, della qualità progettuale, dell’impatto sociale generato, della sostenibilità economica del piano, dell’esperienza maturata dal soggetto proponente, del coinvolgimento della comunità locale, della capacità di reperire finanziamenti e dell’efficacia nella valorizzazione del bene.
L’assegnazione sarà formalizzata con la firma di una specifica convenzione. La durata ordinaria della concessione potrà variare da un minimo di 3 a un massimo di 9 anni, parametrata in base all’entità degli investimenti richiesti per il recupero e la gestione dell’immobile.

